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Giovani

“Amavo e amo il calcio. Ho smesso di giocare a 10 anni, per uno schiaffo del mio mister”

Redazione Quarto Posto
5 Dicembre 2024
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F., il mio vecchio allenatore della XY, è sempre stato un personaggio di spessore, ma non ha mai capito veramente cosa voglia dire insegnare il calcio in modo completo, profondo, e soprattutto umano.

A volte sembrava che il calcio fosse solo un gioco di tattiche e allenamenti, ma non è solo questo. Il calcio è anche relazione, comunicazione, fiducia reciproca tra allenatore e giocatori. E F., purtroppo, non l’ha mai capito veramente. Non ha mai visto il valore di quel legame che si crea, di quella connessione che è fondamentale per crescere insieme come squadra.

Una delle situazioni che più mi ha segnato, e che riassume bene il nostro rapporto, è stata quando mi ha dato uno schiaffo per qualcosa che non avevo fatto. Era uno di quei momenti in cui, purtroppo, l’allenatore perdeva di vista la realtà dei fatti, e alla fine mi trovai sotto accusa per un errore che non avevo nemmeno commesso. Quella volta mi sembrava che il suo approccio fosse più autoritario che educativo, come se bastasse il suo potere per mettere ordine senza cercare di capire davvero le ragioni dietro ai comportamenti. Quello schiaffo, più che una punizione, fu una grande delusione. Non solo perché ingiustificato, ma perché non riuscivo a vedere in lui una figura di riferimento che fosse in grado di guidarci con rispetto e dedizione.

Poi c’è stato quel giorno di pioggia incessante, quando la squadra e io ci trovavamo negli spogliatoi, aspettando che la tempesta passasse. F. ci aveva dato l’incarico di guardare un video tattico sul computer, ma a causa dell’assenza di un compagno per un momento, mi ritrovai a dover mandare io stesso il video alla squadra. Non c’era nulla di male in quello che avevo fatto, ma F. sembrò reagire come se avessi infranto una regola non scritta. Un semplice gesto di responsabilità, di prendersi in carico una situazione che stava sfuggendo di mano, ma per lui sembrò un motivo per trovare colpe, come se avessi tradito la sua fiducia.

Oltre a quello schiaffo, tra bestemmie e parolacce non so cosa diceva di più in verità.

Sinceramente avrei preferito un po’ di incoraggiamento piuttosto che solo comandi.

Adesso mi viene chiesto di mandarli un messaggio, eccolo.
Ciao F.,
spero che tu stia bene. Volevo scriverti per dirti che, col passare del tempo, ho realizzato che sto davvero molto meglio senza di te. All’inizio pensavo che sarebbe stato difficile, ma ora mi rendo conto che la mia vita è cambiata in meglio. Ho trovato più serenità e motivazione, e, sinceramente, non mi manca affatto il periodo passato insieme.

Ho imparato tanto da quelle esperienze, ma sono felice di aver preso la strada che ho scelto, che mi permette di crescere senza dovermi più confrontare con certe dinamiche. Sono sereno, e, a dire il vero, guardando indietro, non avrei voluto fare le cose diversamente.

Ti auguro comunque il meglio, ma sappi che per quanto mi riguarda, non c’è più nulla che ci unisca.

Un saluto

M. (14 anni)

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