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“Livorno a due”, la storia di una città, di una passione e una rivalità in una serie di 5 film

Redazione Quarto Posto
20 Febbraio 2025
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Riceviamo e pubblichiamo.

LIVORNO – 8000 spettatori in una partita di Serie B, terzo campionato nazionale di pallacanestro. Nasce da questo numero incredibile e probabilmente irripetibile l’idea di percorrere un viaggio che racconti come ci si è arrivati, partendo dal Dopoguerra e arrivando fino alla stagione 2023/24, vissuta passo dopo passo dall’interno e con immagini esclusive che ci portano negli spogliatoi, all’interno dei time-out e in tanti altri momenti della vita quotidiana di Pielle e Libertas.

Siamo a Livorno, ed è questa la storia che viene raccontata: una città che vive la pallacanestro attraverso una rivalità esplosa nel 1978 a Chieti, con il presunto ‘biscotto’ (una sconfitta sospetta della Libertas che ha impedito ai cugini di scavalcarli raggiungendo la promozione in Serie A2), alimentata dai derby in Serie A dei secondi anni ’80, quando la città labronica portava entrambe le sue realtà cestistiche ai massimi livelli nazionali, e di fatto seppellita dalla discussa fusione dei primi anni ’90, con i club che a fronte delle ristrettezze economiche hanno tentato (senza successo) di unire le forze. Di fatto, il muro sulla pallacanestro livornese di alto livello si alza nel 1989, quando la Pielle retrocede in A2 e soprattutto la Libertas conquista uno storico scudetto ma solo per venti minuti, quelli che precedono l’incredibile comunicazione che il canestro decisivo di Andrea Forti contro l’Olimpia Milano era arrivato fuori tempo massimo, lasciando con un pugno di mosche in mano la parte amaranto (e borghese, mentre il lato Pielle è tradizionalmente quello più popolare) della città.

Episodi che verranno ripercorsi attraverso le testimonianze dei protagonisti, dando risposte inedite a tanti quesiti finora irrisolti e tutt’ora origine di accesi dibattiti in una Livorno dove, a maggior ragione quando si parla di pallacanestro, lo sfottò e il confronto verbale con i cugini (odiati sì, ma in fondo rivali di cui è impossibile fare a meno) rappresentano il sale della passione. Tant’è che la pur esaltante e anch’essa irripetibile cavalcata del Don Bosco, fucina di allenatori ancora oggi sulla cresta dell’onda nazionale e continentale, capace di conquistare scudetti giovanili a ripetizione e portare fino alla Serie A una squadra in gran parte composta da giovani del vivaio, non ha mai davvero fatto breccia nel pubblico livornese. Che, nel frattempo, si stringe intorno alla sua squadra di calcio nei migliori momenti della sua storia e ha in Cristiano Lucarelli una bandiera in cui identificarsi dentro e fuori dal campo: anche questa è una storia che verrà raccontata, anche questo è un dualismo, anche questo è “Livorno a due”.

Dalle ceneri però si può sempre risorgere: a distanza di oltre vent’anni dalle ultime versioni originali, Libertas e Pielle ripartono e riaccendono un fuoco capace di riportare al palazzetto centinaia di persone che mai più vi erano entrate da quell’infausta unione d’intenti. In cinque film compresi tra i 65 e gli 80 minuti, saltellando tra passato e presente, intervistando oltre 160 protagonisti, io e il regista Silvio Laccetti abbiamo rimesso insieme i tasselli di una storia che unisce passione, rivalità, identità e quel pizzico di mistero che ha contraddistinto tanti eventi cruciali della pallacanestro livornese. Ma non è soltanto di pallacanestro che si parla in Livorno a due: perchè la città labronica è una di quelle in cui i suoi abitanti hanno davvero un’anima, un’identità, un qualcosa che li rende distinguibili e orgogliosi di esserne parte. Libertas e Pielle incarnano soltanto due diverse angolazioni di essere livornesi, e poter vivere questa esperienza al cinema, insieme ai propri concittadini, con cui si è condiviso emozioni ed esperienze indimenticabili, ci auguriamo rappresenti il giusto tributo a una delle più sbalorditive dimostrazioni di appartenenza che possano riscontrarsi nello sport italiano.

Stefano Blois-Coautore di “Livorno a Due”

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