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Cultura

La Giustizia Sportiva vista dal basso: “Esercizio di potere o regole e tutele per tutti?”

Redazione Quarto Posto
18 Agosto 2025
  • copiato!

Riceviamo e pubblichiamo.

La giustizia sportiva vista dal basso
In questi giorni si parla molto di giustizia sportiva. Analisi, commenti, prese di posizione – come quelle di Mauro Berruto e Fabio Pagliara– hanno riacceso il dibattito su organi, procedure, ricorsi e tempi. Ma c’è un punto che spesso resta fuori: lo sguardo di chi lo sport lo vive davvero, ogni giorno. Chi gioca, arbitra, allena o accompagna i figli agli allenamenti.
Ogni anno centinaia di migliaia di persone pagano una tessera per entrare in una federazione o in un ente di promozione sportiva. Con quella tessera arrivano campionati, assicurazioni e regole comuni. Ma quanti sanno davvero cosa significhi essere tesserati? Quali diritti hai? Come ti difendi se vieni sanzionato? E a chi ti rivolgi se ti senti danneggiato?

La giustizia sportiva sembra spesso un mondo tutto per addetti ai lavori: codici complessi, tribunali interni, procedure che sembrano lontane dalla vita reale. Un sistema che pretende rispetto, ma che raramente si prende il tempo di spiegarsi.
Eppure, tutto si regge sulla fiducia della base. Se chi è tesserato vede la giustizia sportiva come un potere da subire e non come una tutela, il patto di fiducia si rompe. Senza fiducia, le regole diventano solo ostacoli.

La vera sfida non è solo cambiare organi o procedure: è rendere la giustizia sportiva chiara, vicina, leggibile. Perché non c’è sport senza regole condivise. Ma non ci sono regole credibili senza la fiducia di chi entra in campo.
Per chi gioca ogni settimana basterebbe un po’ di chiarezza: le regole non devono essere un mistero e il rispetto non un privilegio. E se l’arbitro sbaglia? Almeno sappiamo dove bussare, senza dover consultare un’enciclopedia.

L’ Altro Giocatore

LE 7 PROPOSTE DI CULTURA ITALIAE

Le proposte per riformare la giustizia sportiva

Sono sette gli interventi di riforma suggeriti da Pagliara insieme a Sport Italiae e Cura Italiae, realtà guidate dal presidente Angelo Argento Arjant.

1. Certezza del diritto e delimitazione delle competenze. Definizione chiara e vincolante del perimetro di intervento della giustizia sportiva, al fine di garantire uniformità interpretativa e prevedibilità delle decisioni come tutti gli ordinamenti giuridici degni di questo nome.

2. Terzietà garantita e verificabile. Obbligo di terzietà formale e sostanziale per giudici e procuratori sportivi, certificata attraverso strumenti di dichiarazione e controllo dell’assenza di conflitti di interesse.

3. Istituzione di albi professionali speciali presso il Coni per: avvocati sportivi, magistrati giudicanti e magistrati inquirenti. La gestione e la vigilanza sono affidate al Coni, quale ente pubblico economico garante dell’indipendenza e della trasparenza.

4. Tribunali sportivi unici presso il Coni. Creazione di tribunali sportivi di ogni ordine e grado sotto l’egida del Coni, superando la frammentazione attuale legata alle federazioni (enti di natura privata). Ogni soggetto appartenente agli organi di giustizia sportiva dovrà rendere dichiarazione obbligatoria di assenza di conflitti di interesse, con valore anche penale ai sensi della normativa vigente come ogni dichiarazione di questo genere rilasciata ad un ente pubblico. Della serie che chi sceglie di fare l’avvocato non può fare il magistrato e viceversa per il mandato di quattro anni.

5. Sistema di selezione imparziale. I magistrati sportivi (giudicanti e inquirenti) saranno individuati tramite sorteggio tra gli iscritti all’albo ritenuti idonei, per un mandato quadriennale non rinnovabile, in linea con i principi di imparzialità e rotazione.

6. Fondo unico per la giustizia sportiva. Istituzione di un fondo autonomo e centralizzato per il finanziamento del sistema della giustizia sportiva, sotto la responsabilità del Coni, per garantirne la sostenibilità e l’indipendenza economica.

7. Adozione di un “Atto unico dello sport”. Redazione e approvazione di un testo normativo unico che disciplini organicamente la giustizia sportiva, superando la frammentarietà attuale e assicurando coerenza sistematica.

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