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Curiosità dai campi

Normalizzazione nell’ironia: la Nazionale Italiana Calcio Amputati a “Tu Sì Que Vales”

Redazione Quarto Posto
5 Novembre 2025
  • copiato!

di FRANCESCO MAFERA 

C’è un modo per abbattere gli stereotipi senza bisogno di pietismo: ridere insieme, con leggerezza e rispetto. È quello che è accaduto a “Tu sì que vales” su Canale 5 nella puntata dello scorso 1 Novembre, quando sul palco è salita la Nazionale Italiana di Calcio Amputati. Un momento televisivo che ha unito emozione, autoironia e autenticità, mostrando a milioni di spettatori che la disabilità non è un limite, ma una diversa normalità.

La squadra, composta da Paolo, Emanuele, Luca, Lorenzo e Marco, molto più che 5 calciatori, ma 5 campioni di vita reale, è stata accolta con calore dal pubblico e dalla giuria e ha raccontato la propria storia con un’energia contagiosa. Invece di cercare compassione, i giocatori hanno portato sul palco senso di orgoglio e libertà. È stato un modo per dire, con il sorriso, che non c’è nulla da nascondere o da temere: la disabilità può essere vissuta con leggerezza, senza rinunciare alla dignità e al rispetto.

Un momento in cui i ragazzi si sono esibiti insieme ai giudici in un connubio di divertimento e sottile ironia, ma mai fuori luogo. Emblematica in tal senso la battuta proferita da Paolo Bonolis, che, ad un certo punto, rivolgendosi a uno dei giocatori, ha scherzato dicendo: “Ao! A te manca una gamba, mentre a questa manca il cervello,” riferendosi ironicamente a Sabrina Ferilli, tra le risate generali. 

Una battuta che, in un altro contesto, avrebbe potuto far discutere, ma che qui ha assunto un significato diverso: l’ironia come segno di parità, come gesto che spoglia la disabilità del suo peso e restituisce alle persone la libertà di essere trattate come chiunque altro — anche oggetto di uno scherzo, di un sorriso condiviso. 

È in questo equilibrio che si riconosce la forza della normalizzazione: quando il tono non è quello della commozione forzata, ma della relazione autentica, dell’inclusione vissuta e non dichiarata. Perché ridere insieme significa riconoscersi uguali, oltre ogni etichetta.

La presenza della Nazionale Italiana di Calcio Amputati a Tu sì que vales ha ricordato a tutti che lo sport, l’ironia e la leggerezza possono essere strumenti potentissimi per costruire una società più consapevole e accogliente. Non servono parole altisonanti, basta guardarsi negli occhi e sorridere, con la naturalezza di chi sa che il valore di una persona non si misura mai in ciò che manca, ma in ciò che dà.

 

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