Arnold, l’eroe che aspetta in panchina: quando il calcio diventa un antidoto al bullismo
di FRANCESCO MAFERA
Non tutti i protagonisti segnano gol decisivi. Alcuni restano seduti in panchina, osservano, aspettano il loro momento e imparano a perdere senza smettere di credere nel gioco. Arnold è uno di loro. Ed è proprio da questa normalità che nasce Arnold e gli Scaldapanchina, il fumetto di Almond Entertainment che usa il calcio come linguaggio universale per parlare di bullismo, inclusione e rispetto.
Creato dalla penna di Philip Osbourne, autore tra i più amati della narrativa illustrata per ragazzi, e illustrato da Roberta Procacci, il progetto racconta il lato meno celebrato dello sport: quello fatto di amicizie negli spogliatoi, di sconfitte che insegnano e di squadre che valgono più dei singoli. Un racconto che ha trovato terreno fertile anche nel mondo del calcio reale, grazie alla collaborazione con club come Ternana, Pisa, Südtirol e Genoa. A spiegare la nascita e il senso profondo di Arnold è Dario Gulli, direttore creativo di Almond Entertainment.
Un personaggio per tutti, non solo per chi vince
Arnold nasce come una serie di libri destinati alle librerie, poi riproposta anche con alcuni quotidiani. Ma fin dall’inizio l’obiettivo non era solo raccontare una storia: era darle un valore sociale.
“Volevamo che Arnold fosse un volto in cui chiunque potesse riconoscersi”, racconta Gulli. “Non un campione irraggiungibile, ma qualcuno che rappresentasse la maggioranza”. Da qui la scelta di legare il fumetto al calcio vero, coinvolgendo società sportive e istituzioni, e di distribuirlo gratuitamente per aumentarne l’impatto educativo.
Dallo stadio alle scuole: una diffusione che parla ai ragazzi
Il fumetto non si compra, si incontra. Sugli spalti, nelle scuole, nei centri commerciali, durante le partite o grazie alla collaborazione con gli Uffici Scolastici Provinciali. In alcuni casi, come con Pisa e Südtirol, Arnold è diventato anche un e-book gratuito.
“L’idea è sempre stata quella di rendere il progetto accessibile”, spiega Gulli. “Rispettando i limiti di tiratura, ma senza trasformarlo in un prodotto commerciale”.
Il bullismo raccontato dal punto di vista degli spogliatoi
Il calcio, come la scuola, è uno specchio della società. Ed è anche un luogo in cui il bullismo può manifestarsi. Proprio per questo Arnold è stato scelto come simbolo di iniziative concrete, come l’evento organizzato a Bolzano per la Giornata mondiale contro il bullismo. Non solo: con il Südtirol sono state realizzate storie inedite pubblicate sul giornale ufficiale del club, distribuito allo stadio. Segno che il personaggio ha superato la carta per diventare un riferimento nelle attività sociali del calcio, soprattutto per i più giovani.
L’eroe degli “scaldapanchina”
Arnold non è il migliore in campo. Non è il talento che fa la differenza. Ed è proprio questo il suo valore.
“Una squadra ha forse un campione”, dice Gulli, “ma è composta soprattutto da scaldapanchina. Arnold rappresenta chi sa perdere, chi sa aspettare, chi non smette di far parte del gruppo anche quando non gioca”. Un messaggio semplice, ma potentissimo, soprattutto in un’epoca che celebra solo chi arriva primo.
Uno sguardo al futuro
Il viaggio di Arnold è solo all’inizio. Sono in corso contatti per una serie animata, si allargano le collaborazioni con nuove squadre – tra cui il Genoa – e i diritti del personaggio sono già stati venduti in oltre venti Paesi, dagli Stati Uniti al Brasile.
Il prossimo appuntamento è fissato per il 10 ottobre, quando al Teatro Alessandro Manzoni di Milano verranno presentate le nuove iniziative legate al progetto.
Perché a volte, per combattere il bullismo, non serve un supereroe. Basta qualcuno che resti in panchina, ma non smetta mai di credere nel gioco.
