Una vita per il giornalismo: l’intervista ad Alberto Cerruti
Di STEFANO RAVAGLIA
Un libro per raccontare la sua lunga avventura nel giornalismo. Edito da Ultra Sport, “Dal vostro inviato” è la testimonianza di un percorso straordinario nel giornalismo e nello sport di Alberto Cerruti che potete vedere a questo link: https://www.youtube.com/watch?v=BlMuTv-slHI
In riva al Naviglio, dopo un frugale pranzo, chiacchieriamo di questa storia densa di significati: “Sono stato fortunato, ho avuto la fiducia di tanti direttori e conoscere molti campioni. Nel libro racconto quello che è stato il calcio dagli anni 60-70 sino ai giorni nostri”. Una storia iniziata con un giornalino giovanile: “Si chiamava ‘Quattro risate’, ritagliavo pezzi della ‘Settimana enigmistica’, disegnavo la pubblicità e lo vendevo agli amici di mio padre. Prima incontrai Gualtiero Zanetti che mi disse che ero troppo giovane, dovevo finire il liceo, e poi dovevo fare il militare. Poi grazie a Maurizio Mosca, molti anni più tardi, entrai alla Gazzetta senza stipendio, e dal 2 maggio 1974 mi fecero il contratto, un giorno indimenticabile”.
Il libro è soprattutto un album di incontri: “Juan Alberto Schiaffino lo incontrai nel 1995 in occasione della Coppa America in Uruguay. Mi consegnò due fogli dattiloscritti in un italiano un po’ spagnoleggiante dove lui mi descrisse la partita con il Brasile del 1950 che diede il titolo Mondiale al suo Uruguay”, ma un’altra storia incredibile è quella di Ancelotti… all’Inter: “A quell’epoca si potevano collaudare dei giocatori di altre squadre con i titolari. Nel 1978 lui era un giovane promettente del Parma, l’Inter voleva prenderlo e lo fece giocare con il numero 10 da titolare contro l’Hertha Berlino in un’amichevole. Poi però non lo presero perché preferirono Beccalossi”
E poi nel calcio irrompe Berlusconi: “Un uomo generoso, brillante che ha sempre rispettato il lavoro di tutti e anche quello dei giornalisti. Ho stabilito un bel rapporto con lui, seguivo il Milan quotidianamente, avevo conquistato la sua stima. In particolare ricordo il pomeriggio dello scudetto del 1988 a Como: Berlusconi non andò allo stadio perché il papà Luigi era ammalato e io sentii la partita alla radio proprio con lui e il papà Luigi, un’immagine che ho ancora negli occhi. Ero l’unico giornalista e fu un pomeriggio indimenticabile”. La Gazzetta anche come informatrice di nuove nascite, come capitò nel caso di Cerezo: “In quel periodo era a Roma e non riuscì ad essere in Brasile ad assistere alla nascita delle sue due gemelline. Il direttore Cannavò, sapendo che avevo buoni contatti in Brasile, mi chiese se avevamo una foto. Riuscii ad averla e la pubblicammo con un titolo a nove colonne: ‘Cerezo, guarda le tue gemelline’”.
Di aneddoti ce ne sono ancora, così come di riflessioni su un mestiere oggi mortificato ma che è essenziale e insostituibile in una democrazia. E allora, come restituire dignità a questo lavoro che molti giovani sognano di fare? “Pensate alla passione e non solo ai soldi. Non si diventa ricchi facendo i giornalisti ma si fa una professione che arricchisce culturalmente e psicologicamente e questo è ancora più importante\ G”. Ecco la ricetta di Alberto Cerruti.
