Milano Cortina 2026: un palestinese ed israeliano insieme con la torcia olimpica a Verona
aMI.Co Miano Cortina
di MARTA MULE’
Lo sport come strumento per mandare messaggi di pace. Lo abbiamo visto tante volte nella storia, dalla nascita dell’amicizia tra Jesse Owens e Luz Long a Berlino 1936 in pieno regime nazista, fino alla Corea del Nord e quella del Sud che hanno sfilato insieme durante la cerimonia di apertura di Pyeongchang 2018. In mezzo alle polemiche sulle scelte dei tedofori, arriva un gesto di pace significativo anche dai Giochi Olimpici invernali di Milano Cortina 2026. Durante il viaggio della fiaccola olimpica, tra i tedofori della tappa di Verona, ci sono stati anche Maoz Inon e Aziz Abu Sarah. Sono due attivisti e due amici, ma il primo è israeliano e il secondo è palestinese. A separarli non è solo l’appartenenza a due popoli in guerra tra loro, ma anche l’avere subito tragedie personali proprio a causa di questi conflitti: Inon ha perso entrambi i genitori durante gli attacchi di Hamas del 7 ottobre 2023, Abu Sarah ha perso un fratello ucciso per mano dei soldati israeliani. A Verona hanno portato la torcia olimpica insieme.
“Verona non è solo la città dell’amore, ma anche la città della pace e non potrebbe esserci simbolo migliore di noi”, racconta Inon. “Siamo onorati di continuare l’eredità degli antichi greci e di portare lo spirito olimpico nel ventunesimo secolo. Aziz è venuto da me tre giorni dopo la morte dei miei genitori e mi ha teso la mano ed è tramite la nostra amicizia che sono stato in grado di guarire. Ho perso i miei genitori, ma ho trovato in lui un fratello.”
“Il potere simbolico del nostro gesto non sta solo in noi due, ma nel modo in cui le persone hanno risposto, hanno applaudito e si sono unite a noi nell’urlare a gran voce la pace. Il mondo ha bisogno di esempi che mostrino che esiste un futuro migliore. Dovremmo usare i Giochi Olimpici per chiedere tregue, negoziati, dialogo. Non esiste nessuna buona ragione per l’oppressione, l’umanità prospera quando si lavora insieme, non quando ci distruggiamo a vicenda”, spiega Abu Sarah.
Ciò che li unisce è più forte di quello che li divide: il dolore, ma anche la speranza e l’impegno. “Vogliamo la stessa cosa: convincere israeliani, palestinesi e il mondo intero a lavorare insieme per la pace. Questo non significa che non proviamo più dolore o che dentro di noi non ci sia rabbia, ma invece di usare la nostra rabbia per danneggiare il prossimo, abbiamo deciso di usarla per evitare che accada ad altri”.
Inon e Abu Sarah hanno scritto un libro, che sarà presto in vendita, dal titolo “The future is peace”. Nessun simbolo più della fiamma olimpica condivisa può raccontare meglio questo messaggio.
