L’umiltà e il fair play di mister Daniele Scarfini, maestro dell’“eccellenza” anche a livello di sportività
di FRANCESCO MAFERA
C’é una squadra che sta letteralmente infrangendo ogni record nel Girone A dell’Eccellenza laziale. Una squadra forte e con dei meccanismi oramai pressoché perfettamente oliati ma che sceglie comunque di tenere abbassata la cresta. Si tratta dell’Aranova di mister Daniele Scarfini che sta facendo grandi cose e adesso guarda tutti dall’alto verso il basso. Lo fa, ma solo a livello di graduatoria e nonostante in pochi tra gli addetti ai lavori della categoria l’avessero menzionata quale squadra in grado di poter recitare anche qualcosa di più del semplice ruolo di outsider del torneo. Partita a fari spenti, la compagine rossoblù ha inanellato una serie di importanti risultati, dimostrando il livello raggiunto dopo l’ottimo campionato disputato anche nella passata stagione. Una formazione che però, nonostante l’ottimo rendimento, non si è montata la testa e che ogni domenica preferisce non parlare di classifica, cercando piuttosto di tenere la testa china, almeno fin quando con ogni probabilità la matematica non le consentirà di sollevare lo sguardo per accorgersi che si sta davvero giungendo al traguardo di una categoria che ancora non si osa pronunciare.
L’umiltà che rende davvero grandi
Il motivo di tanto successo? Beh, probabilmente è anche dovuto a chi tiene le redini di questa gruppo. Perché a capitanare il sodalizio dalla panchina c’è il mister condottiero di tante battaglie che ha forgiato con la sua presenza pluriennale un blocco ormai granitico. Non sono parole di circostanza, come non lo sono nemmeno quelle del diretto interessato che quando viene tentato da chi gli chiede di sbilanciarsi, rispedisce con pacatezza e risolutezza al mittente. Un allenatore che lavora sotto traccia e che adopera un modo di essere e di pensare che non lascia spazio ai proclami, ma che piuttosto mira al mantenimento di un low profile diventato il marchio di fabbrica preferito dalle parti dello stadio delle Muracciole.
L’episodio che ha fatto “scuola” a tanti
Delle qualità sia umane che professionali degne di nota quelle del tecnico della capolista che si esprimono anche a margine di eventi in cui l’agonismo, la grinta e talvolta l’amarezza per un risultato negativo, regnano sovrani, rischiando a volte di giocare brutti scherzi. Come in occasione del big match perso in casa contro il Rieti qualche settimana fa quando, dopo tante partite vinte e una vetta della classifica mai in discussione, l’allenatore della formazione alle porte di Roma ha aspettato uno ad uno i giocatori avversari per stringergli la mano. Un pasillo de onor in verace salsa romana, esibito con compostezza e sportività.
Una questione di mentalità per nulla scontata nel calcio di oggi (soprattutto nelle categorie inferiori) e dove spesso é molto più semplice trascendere perché iracondi dopo l’esito di una partita non andata secondo i propri desiderata. Specie laddove il palato diventa fine e i risultati ti hanno abituato in un certo modo. Tutto questo senza cercare alibi, accettando il verdetto del campo e attribuendo i giusti meriti agli avversari.
É dunque cosi che l’Aranova, grazie al suo mister, ha saputo accogliere il nuovo anno. Raccogliendo senza fare drammi una sconfitta, forse anche in dolore per il grande distacco sulla seconda ma che, paradossalmente, proprio per questo avrebbe potuto ferire nell’orgoglio. Una battuta d’arresto che invece si é trasformata in una occasione di crescita per veicolare un messaggio positivo fatto di sana sportività.
La certificazione dello spessore umano in una storia che si ripete
Come detto, dalle parti della località laziale a nord di Roma si preferisce non cadere nella trappola della troppa sicurezza. “È il momento più delicato del campionato. Non dobbiamo abbassare la tensione e la concentrazione, combatteremo fino all’ultimo per non farci sfuggire il sogno Serie D”. Queste le dichiarazioni del tecnico non più tardi di una settimana fa. Mai parole furono più profetiche visto che é arrivato un secondo stop interno contro il Grifone Gialoverde e dove tra l’altro si é segnalato per la seconda volta in un mese lo stesso episodio al termine dei novanta minuti. Per Daniele Scarfini dunque un concentrato di umiltà e sportività. Lo stesso mix di ingredienti che stanno caratterizzando una società comunque pronta a provare definitivamente il grande salto nel calcio della massima serie dilettantistica.
