Un luogo sicuro, sempre: il Gtech Community Stadium del Brentford apre le porte alla protezione e alla solidarietà
di FRANCESCO MAFERA
La sicurezza non è solo una promessa: è una presenza concreta, visibile, costante. Pronta ad accogliere chiunque ne abbia bisogno. Per chiunque si senta vulnerabile. È con questo spirito che il Gtech Community Stadium del Brentford FC è stato ufficialmente accreditato come Safe Haven dal Safer Business Network, diventando un punto di riferimento fondamentale per la comunità locale.
Nel cuore della tribuna ovest, su Lionel Road South, appena fuori dallo stadio, nasce un centro di sicurezza aperto 24 ore su 24, 7 giorni su 7, 365 giorni all’anno. Un luogo pensato per offrire ascolto, supporto e protezione a qualsiasi persona si senta vulnerabile, in difficoltà o semplicemente bisognosa di aiuto. Qui, personale di sicurezza altamente formato è sempre presente, non solo durante le partite, ma in ogni momento della giornata, perché il bisogno di sentirsi al sicuro non ha orari.
Questo Safe Haven non è un’iniziativa isolata, ma parte di un impegno più ampio e duraturo del Brentford FC: costruire un ambiente in cui donne e ragazze possano sentirsi protette, rispettate e libere di muoversi in sicurezza durante tutto l’anno. Un impegno che va oltre il calcio e tocca il tessuto stesso della vita quotidiana della comunità. Ma la sicurezza è anche responsabilità condivisa. Per questo motivo, il club ha dato il via alla sua prima sessione di formazione per spettatori attivi, rivolta ai tifosi. Un percorso pensato per fornire strumenti pratici e consapevolezza, affinché chi assiste a episodi di molestie o abusi sappia come intervenire in modo sicuro ed efficace. Perché essere tifosi significa anche prendersi cura gli uni degli altri.
Una iniziativa che ha preso corpo anche grazie ad un partner come DeterTech | UK, il cui supporto rende possibile sia il Safe Haven sia le sessioni di formazione. Insieme alla società infatti è nata una sinergia che ha permesso di dimostrare quanto effettivamente sia possibile coniugare sport, comunità e responsabilità sociale, facendole incontrare in un connubio in grado di generare spazi reali di protezione, fiducia e speranza. Perché sentirsi al sicuro non dovrebbe mai essere un privilegio, ma un diritto di tutti.
