Testata all’arbitro in campo: condanna civile da oltre 13 mila euro come segnale contro la violenza sportiva
di FRANCESCO SCHETTINO
Una vicenda di violenza che risale a dodici anni fa ma che oggi assume un’importanza simbolica per tutto il mondo del calcio dilettantistico si è chiusa con una pesante sentenza civile: il Tribunale di Paola ha stabilito che un ex calciatore dovrà risarcire con oltre 13.000 euro il direttore di gara che, durante una partita di Prima Categoria calabrese, fu colpito con una testata al volto e riportò la rottura del setto nasale.
I fatti risalgono al marzo 2014, in un incontro disputato nel Crotonese. Il giovane arbitro, Gianluca De Luca, all’epoca ventenne e in servizio per la Sezione AIA di Paola, aveva espulso un giocatore della squadra di casa per una gomitata. Alla reazione autoritaria del direttore di gara seguì però una reazione estremamente violenta: il calciatore identificato come M.C. gli assestò una testata al volto, causandogli fratture nasali e deviazione del setto. Le successive indagini rivelarono anche che l’aggressore stava giocando sotto falso nome perché squalificato, configurando reati aggiuntivi di sostituzione di persona e falso materiale.
Il percorso giudiziario della vicenda ha avuto due binari distinti. In sede penale, già nel 2015 l’imputato aveva patteggiato una pena di 4 mesi di reclusione per lesioni aggravate da futili motivi e per il reato di falso. In sede civile, invece, la recente decisione del Tribunale di Paola ha quantificato il risarcimento complessivo in poco più di 13.000 euro, comprensivo dei danni fisici e morali subiti dalla vittima e delle spese legali sostenute.
La vittima è stata assistita dall’avvocato Marco Maiorano, presidente della Sezione AIA di Paola, con il supporto dell’Associazione Italiana Arbitri (AIA) che garantisce assistenza legale gratuita ai propri associati vittime di violenze in ambito sportivo. Secondo i giudici, il risarcimento non rappresenta solo un indennizzo economico per il danno subito, ma anche un segnale forte per contrastare episodi di violenza contro gli ufficiali di gara che purtroppo continuano a verificarsi nei campionati dilettantistici.
Il caso si inserisce in un contesto più ampio di crescente attenzione sulla tutela degli arbitri: negli ultimi anni sono state numerose le denunce di aggressioni verbali e fisiche, proteste e intimidazioni nei confronti dei direttori di gara, tanto che l’AIA ha anche messo in atto iniziative simboliche di protesta contro la violenza sugli arbitri per sensibilizzare società, calciatori e tifosi sull’importanza del rispetto delle regole e delle persone che le applicano.
Un verdetto che può rappresentare un monito per tutto il movimento calcistico dilettantistico: non si tratta più solo di sanzioni sportive, ma anche di responsabilità civili e risarcimenti concreti per gli arbitri vittime di aggressioni ingiustificate.
