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Curiosità dai campi

“Pio da bambino? Forte e…juventino!”. Un ex compagno delle giovanili dell’Inter racconta l’Esposito enfant prodige

Redazione Quarto Posto
9 Febbraio 2026
  • copiato!

di Francesco Schettino

Ai tifosi nerazzurri, che lo hanno già eletto a idolo e speranza per il presente e il prossimo decennio, verranno i brividi. A quelli della Vecchia Signora, magari, s’accenderà una scintilla. Ma tant’è. Qualsiasi sia la reazione, il fatto è certo: Francesco Pio Esposito, una carriera fin qui tutta vissuta sotto tra Interello e Appiano Gentile, da bambino impazziva per la Juve. 

Lo racconta, sorridendo, Tommaso Bellumè, coetaneo e, per diversi anni, compagno di squadra nelle giovanili. Uno parava, l’altro segnava. Un po’ come Holly e Benji. Tommaso adesso continua a portare avanti la sua passione, tra i dilettanti, e cerca di costruirsi una carriera nel mondo che ama, frequentando un corso di Sport Management all’ITS Ammi di Monza-Milano. Mentre Pio è sulla bocca di tutti i tifosi di calcio in Italia e in Europa, a suon di gol, assist e prestazioni dirompenti.

Quando hai conosciuto per la prima volta Francesco Pio Esposito nelle giovanili dell’Inter e qual è stata la tua prima impressione su di lui?
L’ho conosciuto il giorno del suo primo allenamento all’Inter nel 2014 e sin dall’inizio si vedeva che era un passo avanti agli altri, era un bambino molto simpatico e di buona famiglia, che si sente ancora con i miei genitori.

Quali erano, fin da subito, le sue qualità più evidenti in allenamento o in partita?
Al contrario di quello che dimostra adesso, cioè uno strapotere fisico e leggermente macchinoso, quando era bambino aveva un’ottima tecnica e capacità di gestire i palloni in ogni situazione.

Come descriveresti il suo modo di giocare e il suo stile offensivo?
Era, ed è, un attaccante molto intelligente. Anche da giovane sapeva già come muoversi in area, proteggeva bene palla e faceva salire la squadra. Non era solo uno che cercava il gol, ma giocava tanto per i compagni e aveva un gran senso della posizione.

C’è una giocata o un gol che ti ha fatto pensare “questo ragazzo ha qualcosa di speciale”?
Ricordo un gol in una partita di campionato delle giovanili dell’Inter: su un cross dalla destra ha preso posizione in area, ha tenuto botta contro il difensore col corpo e ha chiuso di destro da pochi metri. Una giocata apparentemente semplice, ma da attaccante e bomber vero.

Secondo te, cos’è cambiato di più in lui dal periodo giovanile fino ai primi anni di professionismo?
Come giocatore è cambiato tantissimo dal punto di vista del fisico, ora è gigante, prima era più piccolino e magro.

Com’era il suo atteggiamento nei momenti difficili o quando le cose non andavano bene?
Era un ragazzo molto tranquillo, non si abbatteva facilmente. Anche quando sbagliava restava dentro la partita e cercava sempre di aiutare la squadra. Non era uno che si lamentava, piuttosto lavorava ancora di più.

Raccontaci qualche curiosità su di lui, su cosa facevate nel tempo libero ad esempio.
Ci capitava di andare spesso insieme allo stadio a San Siro, lui nasce juventino ma col tempo e nel suo periodo nell’Inter è diventato interista

Com’era nei rapporti con i compagni e con lo staff tecnico?
Andava d’accordo con tutti. Era rispettoso, ascoltava molto gli allenatori e non si sentiva mai “arrivato”. Con i compagni era uno semplice, sempre sorridente.

Aveva qualche rituale o modo di caricare la squadra?
Non aveva rituali particolari, però parlava tanto in campo. Incoraggiava, soprattutto nei momenti di difficoltà, e davanti dava sempre l’esempio lottando su ogni pallone.

Se dovessi descriverlo con tre aggettivi, quali sceglieresti e perché?
Determinato, perché non molla mai. Intelligente, per come legge il gioco. Umile, perché nonostante il talento è sempre rimasto con i piedi per terra.

Siete ancora in contatto? Cosa gli auguri?
No purtroppo non siamo più in contatto ma gli auguro di fare benissimo soprattutto con l’Inter.

Cosa è mancato a te, che lui ha avuto, tanto da arrivare dove è adesso?
Probabilmente una combinazione di fattori: lui ha avuto una crescita fisica impressionante, grande continuità e forse anche qualche occasione giusta al momento giusto. Io ho fatto il mio percorso, ma lui aveva qualcosa in più che lo ha portato a fare quel salto.

 

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