Roma Volley Club, la capacità anche in A2 di trasformare la discesa in una leva di virtuosità
di FRANCESCO MAFERA
Nel lessico della pallavolo italiana, la retrocessione è sempre stata una frattura identitaria. Uscire dalla Serie A1 significa perdere centralità, esposizione, attrattività. Significa, in fondo, uscire dal racconto globale del movimento. Eppure oggi questa equivalenza, categoria uguale visibilità, non è più automatica e c’è chi nonostante una retrocessione sul campo riesce a posizionarsi e a conquistare uno spazio all’interno del panorama pallavolistico attraverso una politica mirata al consolidamento dei propri asset strategici.
Oltre la categoria: quando la retrocessione diventa strategia
In una dimensione sempre più in espansione a livello internazionale come quella del Volley italiano, Il caso del Roma Volley Club racconta proprio questo: la possibilità di trasformare una discesa sportiva in un’accelerazione strategica. Invece di vivere la Serie A2 come anticamera del ritorno, il club ha scelto di ripensare il proprio posizionamento. Non più soltanto squadra, ma piattaforma. Non solo pallavolo, ma brand estensivo. Roma non come semplice sede geografica, ma come asset narrativo e simbolico: turismo, cultura, istituzioni, immaginario internazionale. Il campo resta centrale, ma non è più l’unico motore di valore.
L’esposizione digitale e la visione globale
La prova non è retorica, è numerica. In pochi mesi il club ha registrato una crescita digitale fuori scala rispetto alla categoria: milioni di visualizzazioni, interazioni moltiplicate, follower in aumento a tripla cifra. Non l’exploit di un singolo social, ma un ecosistema coerente, capace di parlare a pubblici differenti: tifosi, aziende, comunità estere, con linguaggi distinti. Il passaggio più interessante, però, è quello dall’analisi dei dati alla strategia internazionale. L’emersione di una fanbase brasiliana non è stata celebrata come curiosità esotica, ma interpretata come mercato potenziale. Da lì l’asse con sponsor tecnici sudamericani, i camp estivi con giovani atleti stranieri, la costruzione di pagine dedicate in più lingue. Il digitale diventa ponte, il turismo sportivo diventa leva, la community si trasforma in relazione reale. In questo quadro, anche la responsabilità sociale assume un valore strategico: il club usa la visibilità per rafforzare identità e reputazione, consolidando un ruolo quasi istituzionale, coerente con l’essere squadra della Capitale. Nessuno sostiene che la Serie A2 offra la stessa vetrina della A1. La massima serie resta un acceleratore naturale di notorietà. Ma il punto sollevato da Roma Volley è un altro: la sostenibilità futura non può dipendere esclusivamente dalla categoria. Deve poggiare su modelli capaci di generare valore anche quando il risultato sportivo non è all’apice.
La retrocessione resta una sconfitta tecnica. Non deve più essere, necessariamente, una sconfitta progettuale.
Se c’è una lezione nel percorso romano, è questa: nel nuovo ecosistema sportivo, chi sa costruire brand, community e relazioni internazionali può continuare a crescere anche scendendo di categoria. Forse è proprio questo il più grande merito ed è da qui che passa il futuro del movimento.
