Oltre il risultato: lo spirito olimpico nelle storie di Milano Cortina 2026
aMI.Co.26 Milano Cortina
Di Marta Mulè
I Giochi Olimpici di Milano Cortina 2026 sono stati un’edizione da record per l’Italia, ma sono stati soprattutto capaci di raccontare tante storie di atleti di tutto il mondo molto più significative rispetto all’assegnazione di podi e medaglie.
Nel pattinaggio di figura è emersa la storia di Alysa Liu, vincitrice della medaglia d’oro per gli Stati Uniti, che ha avuto il coraggio di lasciare lo sport quando era diventato fonte di ansia e privazioni, per poi tornare sul ghiaccio solo quando ha capito di potere seguire le sue regole e di poterlo fare con gioia, senza dovere dimostrare niente, curando di persona i propri costumi, le proprie musiche, le proprie coreografie. Ma Alysa Liu non è stata l’unica a festeggiare: la reazione di Julia Sauter quando ha scoperto il suo punteggio è diventata virale. La pattinatrice tedesca, in gara sotto la bandiera della Romania, ha vinto la sua scommessa e ha raggiunto la sua personale vittoria. Per anni si è divisa tra lo sport e lavori saltuari come la cameriera o l’assistente in una scuola per bambini, ma il suo sogno è sempre stato quello di diventare un’atleta olimpica. Ha fatto molti sacrifici per prendere parte alle competizioni più importanti e l’anno scorso si è classificata settima agli Europei, il miglior piazzamento di sempre per la Romania. Credeva che questo risultato le avrebbe garantito un sostegno economico da parte del suo comitato olimpico, invece si è ritrovata a un mese dai Mondiali di Boston del 2025, validi anche per la qualificazione olimpica, senza alcuna garanzia. Per questo, ha deciso di aprire una raccolta fondi raccontando la sua vicenda: “Dopo aver concluso per la terza volta consecutiva nella Top 10 agli Europei, avrei dato per scontato di avere un sostegno finanziario per coprire le spese della mia squadra e per me stessa per partecipare ai Campionati del Mondo 2025 tra meno di 3 settimane. Dovrei concentrarmi sulla preparazione per raggiungere il mio obiettivo, ma faccio fatica ad addormentarmi non sapendo se riceverò un supporto o meno. Spero che con questa raccolta fondi le autorità si rendano conto di quanto sia stressante, difficile e triste per i loro atleti andare a chiedere aiuto. Devo trovare una soluzione rapida: la donazione andrà a coprire il mio viaggio per i Campionati del Mondo e la mia gara di preparazione di due settimane in Polonia”. In tanti hanno risposto alla sua richiesta di aiuto, Julia Sauter è riuscita a partire e si è garantita un pass per Milano Cortina 2026. Qui ha onorato la sua partecipazione presentando due programmi meno difficili tecnicamente rispetto alle atlete di punta, ma portati a termine perfettamente, senza alcun errore. Ha incantato sul ghiaccio e ha concluso la sua gara al diciassettesimo posto, un piazzamento che per qualcuno potrebbe non essere particolarmente prestigioso e che, invece, per Sauter è stato un vero e proprio successo.
Per molti atleti già potere essere ai Giochi Olimpici è una vittoria: è il caso di Bruna Moura, sciatrice di fondo brasiliana. Anche la sua storia ci parla delle difficoltà di chi fa sport senza le tutele dei grandi Paesi. Già quattro anni fa, infatti, Moura aveva conquistato un posto per Pechino 2022. Qualche settimana prima dell’inizio della manifestazione a cinque cerchi aveva deciso di andare in Austria per allenarsi e aveva prenotato lei stessa un volo da Monaco a Pechino per essere presente. Nel tragitto tra l’Austria e Monaco il van su cui viaggiava si è scontrato con un furgone: l’autista è morto sul colpo, lei che viaggiava dietro si è salvata, ma ha riportato gravi ferite. Il trauma è stato tremendo e anche il corpo ne ha risentito con varie fratture e danni ai polmoni. Per mesi non ha potuto camminare, poi ha iniziato una lenta ripresa. Il suo sogno olimpico non poteva finire così, per questo ha gradualmente ripreso confidenza con gli sci e ha coltivato l’obiettivo di tentare una nuova qualificazione per Milano Cortina 2026. Con grande forza e determinazione ci è riuscita: nella 10 km tecnica libera individuale si è classificata 99esima, nella prova sprint ha chiuso 74esima. La vera vittoria è stata tagliare il traguardo e da ora in poi potere dire: sono stata un’atleta olimpica.
C’è chi a questi Giochi non ha partecipato e non perché non sia riuscito a ottenere il pass di qualificazione, ma perché il suo sport non fa parte del programma olimpico: è questa la condizione delle atlete di combinata nordica, una disciplina che fa parte del calendario a cinque cerchi fin dal 1924, ma che non ha mai previsto lo spazio per le gare femminili. Il caso di questo sport storico, che comprende sci di fondo e salto con gli sci, è piuttosto anacronistico considerando gli sforzi del Cio nel garantire sempre di più la parità di genere. Diverse atlete, però, hanno voluto farsi sentire approfittando dei riflettori puntati su Milano Cortina e si sono presentate in Val di Fiemme con dei cartelli con la scritta “no exception”, nessuna eccezione. Le donne prendono parte ai Mondiali e alla Coppa del Mondo già da cinque stagioni: il loro obiettivo adesso è convincere il comitato olimpico internazionale a introdurre la combinata nordica femminile ai Giochi invernali del 2030.
La famiglia è stato uno dei temi più trattati in queste settimane: tanti bambini hanno festeggiato le loro mamme e i loro papà e si è parlato soprattutto della condizione delle atlete madri che, con tutte le difficoltà del caso, hanno dimostrato una volta di più di essere delle professioniste. Per la prima volta nella storia dei Giochi invernali, però, una madre e un figlio sono stati in gara nella stessa edizione. È successo nello sci alpino: Lasse Gaxiola, 18 anni, è giunto 53esimo nel gigante e la madre Sarah Schleper, 47 anni, ha chiuso 26esima e ultima nel super G vinto dall’azzurra Federica Brignone. Lui all’esordio olimpico, lei alla settima partecipazione. Per entrambi è stata un’emozione unica e un ricordo che resterà per sempre nella loro storia familiare e nella memoria olimpica.
Vincere non è l’unica cosa che conta: i Giochi Olimpici rompono la narrazione tossica dello sport in cui vale solo chi arriva primo e ci raccontano anche storie in cui prevale lo spirito olimpico. Nella mass start di biathlon maschile, per esempio, gli ultimi tre classificati hanno dato vita a un siparietto finale che è stato accolto tra gli applausi: l’azzurro Nicola Romanin, l’americano Campbell Wright e il francese Fabien Claude, già certi di non potere più ambire a nessun risultato di rilievo, hanno deciso di fermarsi a pochi metri dal traguardo per dare vita a uno spettacolare sprint finale per stabilire il loro piazzamento. Un gesto che ha divertito e reso appassionante anche la lotta nelle retrovie: un risultato che nessuna classifica potrà mai restituire.

