“Quella trattativa per il Fenomeno e un calcio che non c’è più…”, intervista a Carlo Pallavicino
di FILIPPO GALLI
“Il calcio romantico che tanto ci manca…”. Carlo Pallavicino 63 anni, è un procuratore sportivo italiano, noto soprattutto per aver rappresentato diversi calciatori di primo piano tra gli anni ’90 e 2010.
La sua più grande opera è quella di aver portato Ronaldo il Fenomeno in Italia.
Recentemente ha raccontato la sua carriera tramite il suo libro “Ci chiamavano sciacalli”.
Ci ha dato la sua disponibilità per potergli esporre qualche domanda…

Quale è secondo lei la differenza principale tra i procuratori di oggi e i procuratori di una volta?
“La differenza sostanziale tra i procuratori di oggi e quelli di un tempo sono le differenze che stanno nel calciomercato, ora ci sono molte più regole. Prima c’era più umanità e più etica, prima i procuratori erano una sorta di “consiglieri”, ora ci sono troppi soldi in mezzo e forse è per questo che è più difficile coprire questo ruolo oggi piuttosto che prima”.
Nel corso della sua carriera, quale reputa il giocatore più difficile da gestire?
“De Zerbi perché era molto giovane, aveva 18 anni e quindi era difficile spiegargli le cose, Amelia invece era molto insicuro ma allo stesso tempo anche molto ambizioso”.
Come è nata l’idea di calciomercato.com, il sito che ha fondato ed è stato precursore?
“Con la legge Bosman e con la libera circolazione, ci fu l’avvento di internet che fu subito un veicolo di informazioni grandissimo”.
Durante la trattativa per Ronaldo, ci sono stati altri club italiani realmente in corsa? Come mai Ronaldo scelse l’Inter?
“La Lazio, ma Ronaldo scelse l’Inter perché era già in buoni rapporti con Moratti, la vera battaglia fu combattere con il Barcellona perché voleva blindarlo e si rifiutava di lasciarlo andare. Alla fine Ronaldo scelse anche quello che conveniva a livello fiscale”.

Per quale motivo negli altri Stati le società investono molto nei vivai ma in Italia no?
“Perché è più semplice comprare giocatori già pronti, è meno complicato. Negli altri campionati i giovani sono decisamente più ambiziosi rispetto a noi e scalano più velocemente le categorie”.
Secondo lei chi è stato storicamente il procuratore più forte sul mercato?
“Ce ne sono diversi, sicuramente i più forti sono stati Raiola e Mendes, hanno avuto i calciatori più importanti. Ma ce ne sono stati tanti, Beppe Bonetto per esempio è stato uno dei più competenti”.
Una cosa che le manca del “calcio di una volta”?
“Tutto, oggi non c’è la passione che c’era prima, una volta noi appassionati di sport se c’era Inter – Milan, conoscevamo a memoria la formazione di entrambe le squadre e anche la panchina. Oggi non fai in tempo ad affezionarti ad un giocatore che dopo 6 mesi va via”.
