Tommaso Fumagalli, l’attaccante “gentiluomo”: una luce di umiltà sportiva nel buio della competitività sfrenata del calcio italiano
di FRANCESCO MAFERA
Nel calcio moderno, dominato da risultati, pressioni e polemiche, a volte emerge una storia diversa. Una storia come quella che la sera del 3 marzo al Mapei Stadium di Reggio Emilia, vede protagonista Tommaso Fumagalli, attaccante della AC Reggiana 1919, diventato simbolo di fair play dopo aver rinunciato a un gol quasi certo contro il FC Südtirol per rispetto dell’avversario. Un gesto che, tuttavia, non nasce per caso ed è il risultato di una carriera costruita passo dopo passo, con umiltà e valori solidi. Un esempio che da una lezione al calcio italiano, divorato da lotte intestine e apparentemente basato sull’imperativo di provare a vincere con mezzi più o meno leciti, a volte anche nell’esasperazione piu totale del concetto di competitività.
Giocatore modello: una crescita lontano dai riflettori
Un gesto, quello di Tommaso Fumagalli, che parte da lontano e ha radici profonde. Che con ogni probabilità, deriva da una mentalità fatta di sudore e sacrificio, e per la quale le scorciatoie non esistono. Fumagalli non è uno di quei classici talenti cresciuti nelle grandi accademie dei top club. Il suo percorso parte dal calcio di provincia lombardo, tra squadre locali e campi dove la passione conta più della fama. Dopo le prime esperienze, entra nel settore giovanile della Giana Erminio, società nota per valorizzare giovani lavoratori e determinati. Qui compie i primi passi nel calcio professionistico, esordendo nel 2019 e iniziando un percorso fatto di pazienza e sacrifici. Per trovare spazio e crescere, accetta anche di scendere di categoria, giocando in Serie D. Sono anni fondamentali per la sua maturazione: lontano dalle luci dei grandi stadi, impara il valore del lavoro quotidiano e della squadra.
L’esplosione tra Serie C e Serie B
Il salto arriva con la Giana Erminio, dove Fumagalli si mette in evidenza a suon di gol. Nella prima parte della stagione 2023-24 mette insieme 12 reti in 21 partite di Serie C, attirando l’attenzione di club di categoria superiore. Nel gennaio 2024 arriva così la chiamata del Como 1907, con cui firma un contratto pluriennale e con cui vive anche l’emozione della promozione in Serie A. Per continuare a crescere affronta nuove esperienze in Serie B, con prestiti al Cosenza e alla Virtus Entella, prima di arrivare nel 2026 alla Reggiana.
Un percorso senza scorciatoie, appunto. Costruito attraverso categorie diverse e con una mentalità da lavoratore del calcio.
Il gesto che racconta e definisce il giocatore
Il 2026 porta però l’episodio che fa conoscere Fumagalli anche al grande pubblico. Il gesto che lo rende celebre, o che forse, semplicemente, ne esalta la normalità. Durante la partita di Serie B del turno infrasettimanale, si sta giocando Reggiana-Südtirol, una sfida che mette in palio punti pesanti in ottica salvezza e che vede gli ospiti avanti per una rete a zero (fatto che accresce per altro il valore di ciò che sta per succedere). Al minuto 22 della ripresa, il portiere avversario Alessio Cragno si accascia a terra per un infortunio mentre ha il pallone tra i piedi. Sarebbe l’occasione perfetta per segnare la rete del pari. Senza farsi il minimo scrupolo date anche le circostanze. Ma non per lui, non per Tommaso Fumagalli che piuttosto non ha la minima esitazione nel… calciare il pallone fuori dal rettangolo verde. L’attaccante dunque si ferma e non trae vantaggio dalla situazione, permettendo l’intervento dei medici. Un gesto di fair play che ricorda quello di Paolo Di Canio nel 2000 e che viene applaudito da tifosi, avversari e compagni di squadra. Dopo la partita, Fumagalli minimizza: per lui è stato semplicemente naturale fermarsi davanti a un avversario in difficoltà. E, rivolgendosi all’arbitro dice: “cosa dovevo fare?” Come se quella fosse la cosa più naturale di tutte. E lo sarebbe, in effetti. Ma difficilmente nel mondo di oggi, per come, purtroppo, lo conosciamo.
L’impatto di un modello positivo sul calcio italiano: un esempio di valore sportivo
In realtà, quel gesto racconta molto della storia di questo ragazzo. La carriera di Fumagalli è fatta di campi di provincia, categorie inferiori e sacrifici: un percorso che spesso forma non solo il calciatore, ma anche l’uomo. È proprio da questo tipo di esperienza che nascono spesso i valori più autentici dello sport: rispetto dell’avversario, spirito di squadra e correttezza. Quelli di cui tutti quanti abbiamo un gran bisogno per spezzare un circolo vizioso apparentemente infrangibile, ma che con la semplice volontà di ciascuno, puó essere convertito in virtuoso, cambiando cosi le sorti di tante situazioni problematiche. Per questo, molti hanno definito il calciatore della squadra amaranto come “l’attaccante gentiluomo”: un giocatore che ha dimostrato quanto, anche nel calcio professionistico, vincere non sia l’unica cosa che conta. Un comportamento che accende forse la luce dei riflettori su di lui, ma anche un’altra ben più importante sul calcio italiano. Una di cui il nostro movimento aveva tremendamente bisogno, per la sua capacità di generare un impatto positivo, dovuto alla dimostrazione di un esempio di sportività che può assurgere a ruolo fondamentale nel trasferimento dei giusti valori ai calciatori e sportivi del domani.
E poco importa se, neppure tale episodio sarà bastato a proteggere il calciatore dalle malelingue di tanti detrattori di professione, pronti a vedere del moralismo in un atto in realtà venuto fuori spontaneamente perchè dettato dall’istinto. Quello che serviva e andava fatto si è compiuto. Ed è un esempio che puó e deve contribuire ad abbattere a colpi di piccone una certa mentalità vetusta che tanti problemi ha portato al calcio italiano e che dovrebbe essere sostituita da dei modelli comportamentali in grado di diventare nuovi paradigmi socio-sportivi. Perchè l’unica altra cosa da fare è di augurarsi 1000 altri giorni in cui accadano cose simili a quella capitata in Reggiana-Sudtirol. Con buona pace di tanti e un sorriso in piu sul volto di tifosi e giovani appassionati.
