“A un gradino dal cielo”: quando sono i quarti posti a fare la storia
Di Marta Mulè
Non è una vittoria a dimostrare chi siamo e nemmeno una sconfitta a definire il nostro valore. Un tema sempre più centrale nella visione dello sport di oggi, anche grazie all’importanza data alla salute mentale degli atleti che devono sapere convivere con vittorie e sconfitte senza lasciarsi sopraffare dai piazzamenti. Questo è anche il tema affrontato dal libro “A un gradino dal cielo”, edito da Edizioni Piemme nella catena Il Battello a Vapore e scritto dal giornalista Emanuele Giulianelli. Questo volume si rivolge a persone di tutte le età, in modo particolare ai ragazzi, perché scoprano il vero senso dello sport che non è arrivare primi, ma avere il coraggio di mettersi in gioco dando il proprio meglio.
Attraverso le storie di campioni del passato e del presente il libro riesce a veicolare questo messaggio potentissimo: non sempre un quarto posto è una sconfitta. Lo abbiamo visto, per esempio, nelle parole della nuotatrice azzurra Benedetta Pilato che per un solo centesimo di secondo è finita fuori dal podio ai Giochi olimpici di Parigi 2024, eppure ha mostrato una gioia sincera per la sua prestazione, frutto di tanti sacrifici e tanto lavoro e per questo comunque importante per lei.
Il quarto posto a volte ha significato rinascita ed è stato come una medaglia d’oro: è il caso della squadra di basket femminile del Ruanda, che alla Coppa d’Africa del 2023 è riuscita nella ben più significativa impresa di unire di nuovo il Paese dopo il tremendo genocidio che aveva distrutto l’unità nazionale. E che dire di Niki Lauda, pilota simbolo della Formula 1, che riuscì ad arrivare quarto nel Gran Premio disputato a poco più di un mese dal terribile incidente in cui aveva rischiato la vita: anche in questo caso la delusione è l’ultimo dei sentimenti che potremmo attribuire a quel piazzamento.
Quel quarto posto che da sempre è stato considerato come un fallimento, un piazzamento amaro e difficile da digerire, viene messo in prospettiva perché non può essere solo un numero a definire una prestazione, ma è la storia che c’è dietro ad attribuirgli il valore che merita.
Queste e molte altre storie sono contenute nelle 144 pagine di “A un gradino dal cielo”, in cui Giulianelli riesce a dimostrare che fermarsi a un passo dal podio e dalla gloria di una premiazione, non è sempre un insuccesso e che talvolta è proprio un quarto posto a fare la storia. La bellezza dello sport risiede proprio nel fatto che a partecipare alle gare siano atleti e che ognuno di loro ha un suo percorso, una strada più o meno lunga fatta di tappe e di momenti diversi. Questo libro è destinato ai bambini dagli undici anni in su, gli adulti di domani, affinché capiscano che non vincere non è sempre una sconfitta e che la cosa che più conta è lo spirito con cui si affrontano le competizioni, così come la vita.
