Lo Spirito di Boston: due corridori sorreggono un rivale in crisi fino al traguardo
di ANDREA RICCELLI
Non sono state solo le vittorie dei campioni a segnare la 130ª edizione della Maratona di Boston, ma un gesto di profonda umanità che ha commosso il mondo intero. Protagonista della vicenda è Ajay Haridasse, un maratoneta che, giunto ormai in vista dell’ambita linea d’arrivo su Boylston Street, ha visto il proprio corpo cedere improvvisamente.
Dopo aver percorso oltre 42 chilometri, le gambe di Haridasse sono state colpite da forti crampi, portandolo a rovinare a terra per ben quattro volte negli ultimi metri. Ma proprio quando la sfida sembrava volgere al peggio, la solidarietà sportiva ha preso il sopravvento sulla competizione.
Aaron Beggs (nordirlandese) e Robson Oliveira (brasiliano), due runner che stavano per concludere la propria gara con tempi eccellenti, non hanno esitato un istante. Invece di concentrarsi sul proprio cronometro, si sono fermati per soccorrere il compagno in difficoltà. Sfidando la propria stanchezza, i due lo hanno sollevato e, sostenendolo per le spalle, lo hanno scortato per gli ultimi 300 metri, permettendogli di tagliare il traguardo in posizione eretta.
Il video del salvataggio è diventato rapidamente virale, trasformandosi nel simbolo di questa edizione: una testimonianza potente di come, nello sport, la vittoria più grande non sia sempre quella cronometrica, ma quella che si ottiene restando umani. Grazie al supporto dei suoi due “angeli custodi”, Haridasse non solo ha concluso la gara, ma ha ottenuto un tempo utile per qualificarsi anche alla prossima edizione
