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Il modello Como che sta cambiando il calcio italiano

Redazione Quarto Posto
15 Maggio 2026
  • copiato!

di LORENZO SPONSALE

 

C’è una squadra che, nel silenzio del lago e lontano dalle pressioni delle grandi piazze storiche, sta provando a rivoluzionare il calcio italiano. È il Como 1907 di Cesc Fàbregas, un progetto che oggi non viene più osservato come una semplice favola provinciale, ma come un laboratorio di innovazione destinato a lasciare il segno.

Il Como non si sta differenziando soltanto per i risultati. La vera novità è il metodo.

In un calcio italiano ancora molto legato alla tattica conservativa, all’esperienza e alla gestione del risultato, il club lariano ha scelto una strada opposta: giovani, tecnologia, identità di gioco e cultura internazionale. Una filosofia che guarda più a Barcellona, Brighton o Bayer 

Leverkusen che alla tradizione italiana. 

 

Un calcio “non italiano”

La prima rivoluzione è sul campo. Il Como vuole avere il pallone, costruire dal basso, dominare il gioco e pressare alto. Non adattarsi all’avversario, ma imporre la propria idea.

Lo ha spiegato chiaramente anche Sergi Roberto, ex Barcellona oggi simbolo della squadra: “Siamo una delle poche squadre in Italia che giocano un calcio diverso, più stile Barça”. 

Fàbregas ha persino chiesto di allargare il campo del Sinigaglia per facilitare la costruzione sugli esterni e migliorare le uscite contro il pressing. Un dettaglio apparentemente piccolo, ma che racconta una mentalità ossessiva verso il gioco e i dettagli. 

 

Tecnologia, dati e preparazione scientifica

La seconda grande differenza è l’utilizzo della tecnologia.

Il Como sta investendo in strumenti rarissimi nel panorama italiano: droni per analizzare gli allenamenti, maxi schermi tattici, monitoraggio alimentare dei giocatori tramite app dedicate e modelli di recupero fisico ispirati ai club nordici più avanzati. 

L’obiettivo è trasformare il club in una struttura moderna, dove ogni scelta, dall’alimentazione ai carichi di lavoro, viene supportata dai dati.

Non è più soltanto “calcio”. È performance management.

 

Giovani prima dei nomi

Un altro elemento che distingue il progetto 

Como è la scelta di puntare su giocatori giovanissimi e valorizzabili, invece che su veterani a fine carriera.

Fàbregas parla continuamente di crescita, sviluppo e formazione. Anche quando arrivano i risultati, il tecnico spagnolo insiste sul fatto che il percorso conti più della classifica. 

Il club sta investendo molto anche nel vivaio, con l’idea di creare una sorta di “mini Masia” lombarda: una struttura tecnica e culturale capace di formare calciatori secondo una filosofia precisa. 

 

Una società internazionale

Il Como si differenzia anche nella governance. Il club ragiona come una startup sportiva globale: proprietà internazionale, comunicazione moderna, attenzione al brand, visione di lungo periodo. Non si cerca il colpo immediato per vincere subito, ma la costruzione di un’identità forte e sostenibile.

Lo stesso Fàbregas ha dichiarato di avere piena autonomia nelle decisioni tecniche e di poter immaginare un ciclo lungo anche dieci anni. 

È un concetto quasi rivoluzionario in Italia, dove spesso allenatori e dirigenti vivono sotto pressione continua e cambiano progetto ogni pochi mesi.

 

Il Como come simbolo del cambiamento

Il successo mediatico del Como arriva anche in un momento delicato per il calcio italiano, che sta riflettendo sulla necessità di riformare il proprio sistema giovanile e tecnico. Negli ultimi mesi la FIGC ha avviato nuovi progetti per riportare tecnica e formazione al centro dello sviluppo calcistico nazionale. 

 

In questo scenario, il Como appare come un’anticipazione del futuro: meno paura, più identità; meno improvvisazione, più metodo.

Non tutti apprezzano il progetto, sui social e nei forum c’è chi critica la scarsa presenza di italiani o definisce il club una “squadra di plastica”, ma persino molti detrattori riconoscono che il Como stia proponendo qualcosa di nuovo nel panorama della Serie A. 

Ed è forse proprio questa la vera rivoluzione:

per la prima volta dopo anni, una piccola realtà italiana non prova a imitare le grandi del passato, ma a costruire un modello diverso per il futuro.



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