Prezzo unico per il settore ospiti degli stadi: sì, ma quando?
Di Stefano Ravaglia
Registrarsi al sito della squadra avversaria per acquistare i biglietti, tagliandi vietati per libera scelta, prezzi che si alzano in base al periodo di vendita, striscioni innocui vietati, eccetera eccetera. Su queste pagine siamo dalla parte dello sport, e parte integrante e basilare dello sport sono i tifosi, soprattutto nel calcio, il primo sport al mondo per seguito e condivisione. Gli ultimi casi riguardano Fiorentina-Milan, in programma l’11 gennaio, in cui la società viola ha deciso di non mettere a disposizione, seppur il settore ospiti sia a capienza ridotta per i lavori al “Franchi” in vista di Euro 2032, i 300 biglietti che spetterebbero ai tifosi rossoneri.
Se le statistiche del pubblico di casa, nei casi di Roma, Milan e Inter, le tre squadre più seguite, hanno un segno positivo, ovvero Olimpico e San Siro quasi del tutto esauriti a ogni partita, è in trasferta che si manifestano i problemi maggiori. Il Como come la Juventus, ovvero due squadre per le quali, per acquistare i tagliandi del settore riservato agli ospiti, serve registrarsi sul loro sito o, nel caso dei bianconeri, addirittura sottoscrivere una delle tessere del club.
Continua a essere complicato in Italia, paese che in primis ha degli impianti davvero quasi impresentabili e scoperti (Como stesso, Bologna, Reggio Emilia in cui ci sono i tetti sulle tribune ma non sulle curve, e tante altre storture) che però vengono fatti pagare a peso d’oro (un biglietto nei distinti per Como-Milan del 15 gennaio costa 90 euro), separare l’ordine pubblico dal piacere di andare allo stadio. Genoa-Inter, Udinese-Bologna, e gli ultimi fatti proprio di Como-Bologna: nessuno nega che purtroppo il vizio di fare a botte tra tifoserie è duro da estirpare. Ma la stragrande maggioranza del pubblico, che è sano e sale sulle gradinate per divertirsi e tifare la propria squadra, non è responsabile di tutto ciò. Le difficili regole di acquisto dei biglietti e di accesso agli impianti riguardano tutti, non solo le curve.
A Milano, dopo l’inchiesta contro le curve di Inter e Milan, si è passati dall’altra parte: tessere del tifoso annullate, divieti di cambi nominativo, e addirittura striscioni innocui come “Sodalizio rossonero” vietati deliberatamente. Senza considerare i modi poco ortodossi delle forze dell’ordine, non certo nella forza quanto nella arroganza di certe risposte e un atteggiamento generale di “muso duro” gratuito nei confronti di normali tifosi, gli stewart che sono ragazzi inermi a puro scopo decorativo, dato che spesso sono incapaci di fornire la più basilare delle informazioni logistiche. Un tempo si acquistava il biglietto, se non si poteva andare lo si dava semplicemente in mano a un amico o a un parente, e il gioco era fatto. Oggi è una gara a impedirti di andare allo stadio, e ogni ticket acquistato, se impossibilitati ad andare, viene perso, se vige il cambio di nominativo.
Non ne parliamo poi delle trasferte vietate. Per cosa? Per ipotesi stilate dall’osservatorio sulle manifestazioni sportive in base a possibilità di scontri o a una sorta di pericolosità astratta dato che non ci si basa su fatti realmente accaduti. O addirittura a possibili connessioni con tifoserie rivali: nel campionato di C, per Ravenna-Livorno, ai tifosi toscani è stata impedita la trasferta solo per il fatto che i ravennati sono gemellati con quelli della Lucchese. L’osservatorio ha fatto uno più uno, temendo scontri tra le tifoserie per via di questa “pericolosa” amicizia dei romagnoli. Non si può continuare così, e, tornando ai prezzi, chissà quanto si attenderà ancora per un prezzo unico del settore ospiti: le paventate riunioni in Lega Calcio che in queste settimane dovrebbero essere fruttuose per determinare un costo unico, si teme vadano per le lunghe. Eppure in Spagna, Francia (10 euro per tutti), Inghilterra (dove il settore ospiti è fissato per tutti a 30 sterline) e Germania, così come nelle partite delle coppe europee, e quindi della Uefa, la regola del prezzo uguale per tutti è già realtà. Continueremo a seguire e a monitorare la situazione, con un briciolo di speranza, ma tanta illusione per un sistema, quello calcistico italiano, che proprio non ne vuole sapere di dare una sterzata al suo movimento, da tanti punti di vista.
