Povera pallacanestro italiana: il caso Trapani
Di STEFANO RAVAGLIA
La superbia arriva a cavallo e torna sempre a piedi.
Ci troviamo spesso a denunciare i mali del calcio italiano ma in questa stagione 2025-26 anche il basket nostrano non è da meno, in senso ironico ovviamente. La superbia è quella di Valerio Antonini, presidente del Trapani Basket, salito in serie A nel 2024 e che in questi giorni è il caso nazionale che rappresenta uno dei più bassi della pallacanestro italiana. Imprenditore attivo nell’ambito del grano, romano e tifoso della Lazio, Antonini, presidente anche della squadra di calcio, è nell’occhio del ciclone dal maggio 2025 per contributi INPS e IRPEF non pagati che sono costati quattro punti (diventati poi cinque e ancora otto) di penalità nel campionato in corso.
Antonini è noto per non aver utilizzato mezzi termini in alcuna sua dichiarazione e il 9 giugno 2024, nella gara della serie decisiva per salire in A contro la Fortitudo Bologna, raggiunse l’apice con il gesto dell’ombrello al pubblico quando il giocatore di Bologna, Freeman, sbagliò un tiro libero, gesto che gli costò addirittura un Daspo. I giudici respinsero il ricorso con queste motivazioni: “condotta comprovata da vari elementi probatori che appare obiettivamente gravemente provocatoria nei confronti della tifoseria della squadra locale e idonea a creare pericolo per l’ordine pubblico”
La situazione però è peggiorata di settimana in settimana: l’allenatore Repesa, uno dei top nel panorama della pallacanestro, se n’è andato così come tutti i giocatori più importanti. Tutto ciò ha raggiunto il culmine lo scorso 6 gennaio: un altro episodio increscioso è accaduto nella partita di Champions League contro l’Hapoel Holon, disputata soltanto per evitare una multa di 600 mila euro al club dopo la multa ricevuta pochi giorni prima (50 mila euro) per aver rinunciato a giocare contro la Virtus Bologna. I siciliani, rimasti prima con due e poi con un solo giocatore in campo, mentre perdevano 38-5, sono così riusciti a far chiudere la “contesa” dopo meno di 7 minuti. Morale, sconfitta a tavolino e eliminazione in anticipo del club dalla competizione senza che si disputasse la partita di ritorno. Nel risicato roster del club che ha dovuto partecipare a questa farsa, c’erano anche due under: non esattamente un esordio europeo da ricordare, a proposito di sogni di giovani giocatori che auspicano di sfondare nello sport. Il 7 dicembre, sul social X, Antonini risponde a uno striscione apparso sulle tribune del tifo organizzato (“Vendi e vattene”) chiamando quei tifosi “quattro sgangherati che vidi quando arrivai a Trapani, e che non meritano nessuna risposta”
Proprio poche ore prima di scrivere questo articolo, è arrivata poi una nuova penalizzazione di due punti e ulteriori due anni di squalifica al presidente “per presunte irregolarità su rimborsi irrisori di 2.000 € e 10.000 € a due ex giocatori della stagione 2023/2024” come stabilito dal Tribunale Federale Nazionale. Ma i problemi finanziari, le penalità e le squalifiche, potrebbero non stupire più di tanto: la condotta scellerata e senza mezzi termini del numero uno del club, senza badare a spese e con manie di grandezza che potevano puzzare di bruciato, nonostante fosse mascherata da grande progetto sportivo, non poteva in fondo che portare a questo capolinea.
O meglio, probabilmente il fondo deve essere ancora toccato: per ora Trapani resta in massima serie, ma è dietro l’angolo una possibile esclusione in caso di un secondo forfait come stabilisce il regolamento, con conseguenze pesantissime su tutto il campionato. Ora viene da chiedersi: perché, così come accade nel calcio, è stata concessa l’iscrizione al torneo di un club in chiara difficoltà economica? Perché si continua a distribuire, come nei campionati di calcio, penalità a go-go senza intervenire alla radice o fermarsi prima? Eppure secondo Antonini è tutta una manovra a suo danno: “La Trapani Shark Srl è stata letteralmente spazzata via in meno di 45 giorni con un piano stabilito a tavolino” si legge nel comunicato di risposta all’ultima penalizzazione ricevuta. Antonini inoltre denuncia il mancato supporto della FIP siciliana, si rivolge a imprenditori del territorio che vogliano rilevare il club, si lamenta della totale assenza del presidente Petrucci (e forse lì non ha tutti i torti, ma si sa che i presidenti sono sempre quelli che spariscono per primi quando dovrebbero invece dare per primi le spiegazioni) ma sullo sfondo resta solo l’ennesima pagina disgustosa per lo sport italiano e una vicenda che purtroppo, nonostante i suoi foschi contorni, avrà ancora qualche capitolo da scrivere.
