Stadi da rifare: una sera al Sinigaglia di Como
di STEFANO RAVAGLIA
Si rischia di essere noiosi facendo quello che ormai è divenuto un copia e incolla: più volte in queste pagine abbiamo denunciato lo stato degli impianti italiani e ci troviamo nostro malgrado a riaprire l’argomento. Questa volta l’oggetto in questione è lo stadio Sinigaglia di Como: un gioiello, dicono in molti. C’è il lago, è particolare, dicono in tantissimi. Beh, non ce ne voglia Manzoni e il suo ramo del lago, ma, oltre al fatto che di sera non è proprio visibile e comunque se ne vede solo uno spicchio da una apertura tra due tribune, per valutare uno stadio lo scenario romantico non è proprio cosa.
E’ un po’ ciò che accade con il Penzo di Venezia, caratteristico che sia in laguna, caratteristico che per arrivarci sia necessario un traghetto. Ma per carità: così come l’impianto della squadra di Fabregas, una sola tribuna coperta, per il resto gradinate strette, scomode e soprattutto scoperte.
Ma restiamo su Como, dentro cui siamo stati per Como-Milan: tralasciando l’Aero Club, un capannone proprio dietro una delle tribune, strade strette e passaggi piccoli (ma questa è la conformazione della città, ovviamente) e nessuna coerenza tra i vari settori. Due edifici in cemento ai lati della tribuna coperta, la curva comasca e quella ospite fatta di due gradinate (tra gli ospiti cancellate e divisori in ferro inguardabili), il “maxischermo” appeso a una torretta tipo quella che si vendeva tra gli accessori del Subbuteo, i distinti altro prefabbricato in cui si trova, all’altezza di una bandierina del corner, un “Como store”. Scordatevi i grandi negozi di Elland Road a Leeds o dell’Old Trafford a Manchester: un piccolo e striminzito baracchino dentro cui due graziose fanciulle servono chi vuole prendersi un portachiavi o una maglia del club.
Insomma, ci si chiede come il Como potrà affrontare questa sbandierata qualificazione europea tutta da conquistare dentro questo impianto che non ha nulla di europeo, sommando anche il fatto che alle 20.25, cioè venti minuti prima del calcio d’inizio, l’accesso all’impianto è stato a scaglioni e dunque molto lento: due o tre tornelli al massimo, perquisizioni (superficiali, as usual) che hanno però rallentato il flusso. Il tutto proprio per le piccole dimensioni dell’area. Dulcis un fundo, dalla postazione in cui ci trovavamo, ovvero nella terza fila della gradinata, costata ben 90 euro, l’intera fascia laterale era coperta da una vetrata non proprio simpatica. Un prezzo del genere, per quelle condizioni, è intollerabile. E meno male che non è piovuto altrimenti sarebbe stata una doccia perenne per tutti i novanta minuti. Come dire, bello il gioco corale del Como. Se fosse applicato anche dentro uno stadio migliore dell’attuale, e non ci vuol molto, sarebbe cosa ancora più gradita.


