“L’infortunio nell’atleta di oggi è fisiologico”: Riccardo Torquati, Presidente Federazione italiana fisioterapisti dello sport
di FRANCESCO MAFERA
Tra calendari sempre più congestionati, viaggi intercontinentali e orari di gioco poco compatibili con il recupero fisiologico, il corpo degli atleti è sottoposto a uno stress continuo. Riccardo Torquati, Presidente della Federazione italiana fisioterapisti dello sport, analizza le cause dell’aumento degli infortuni e spiega perché, nello sport di alto livello contemporaneo, il problema fisico non rappresenti più un’eccezione, ma una condizione strutturale da gestire.
L’impatto dei calendari e Il rapporto con l’infortunio: dall’accettazione al contenimento del fenomeno
Secondo il parere dell’esperto nel 2025 l’infortunio è diventato una condizione strutturale per l’atleta professionista. «Oggi l’infortunio è fisiologico», afferma, spiegando come un calciatore di alto livello possa arrivare a disputare oltre 70 partite in una sola stagione, un numero che in passato richiedeva tre campionati per essere raggiunto. In questo scenario, i problemi fisici «vanno accettati, ma soprattutto gestiti e contenuti», perché un’incidenza eccessiva rischia di compromettere una carriera. Torquati che individua nella congestione dei calendari la causa principale dell’aumento degli infortuni, in particolare di quelli muscolari. «Si gioca troppo», ribadisce, ricordando di denunciare questa situazione da almeno otto anni. La combinazione di una Serie A a 20 squadre, dei turni infrasettimanali e dei calendari dettati dalle esigenze televisive rende inevitabile il sovraccarico. Porta ad esempio il caso di Alessandro Bastoni, arrivato a disputare 78 partite in una stagione, sottolineando come negli anni ’80 un numero simile fosse distribuito su tre campionati. Da qui la sua affermazione, volutamente provocatoria, secondo cui «l’infortunio oggi è fisiologico».
La principale concausa di un fenomeno che rischia talvolta di dilagare
Un impatto significativo, spiega Torquati, è legato anche ai viaggi, soprattutto quelli intercontinentali. I calciatori sudamericani, tra settembre e novembre, affrontano più trasferte a lungo raggio all’interno di un calendario già congestionato. «Lo stress da viaggio è enorme», osserva, tra aeroporti, attese e continui spostamenti, fattori che contribuiscono ad aumentare i livelli di stress e di cortisolo. La stanchezza mentale, sottolinea, resta la più complessa da recuperare: «Per quella fisica esistono molti metodi, ma per quella psichica è molto più complicato intervenire». Un quadro che insomma descrive una potenziale maggiore esposizione dell’atleta ad una problematica da non trascurare assolutamente prima che possa diventare ingestibile per il suo essere ricorrente.
L’importanza del recupero psicofisico e i metodi più efficaci per favorirlo
Richiamando la sua esperienza nei ritiri della Nazionale a Coverciano, Torquati evidenzia quanto il riposo incida sulle prestazioni. Anche semplici accorgimenti logistici, come pullman attrezzati con cuscini e sistemi di riposo, facevano la differenza nel recupero degli atleti. «Il semplice passaggio da casa ai letti di Coverciano migliorava il recupero e le performance», spiega, invitando a riflettere su quanto possano incidere viaggi lunghi e ravvicinati. Infine, Torquati pone l’accento sull’orario delle partite, ritenuto un elemento determinante per la salute degli atleti. «Il riposo deve essere notturno per essere efficace», afferma, spiegando come le partite serali o nel tardo pomeriggio mantengano elevata l’attivazione fisiologica anche dopo il termine del match. L’adrenalina e le reazioni ormonali, infatti, prolungano lo stato di allerta e compromettono la qualità del sonno, aumentando il rischio di infortuni. Un dettaglio non di poco conto e che potrebbe presto essere messo sotto esame dalle singole federazioni per studiare, fin dove possibile, delle soluzioni alternative, compatibilmente a certi impegni che prevedono la preparazione alle varie competizioni da parte di chi pratica sport a livello agonistico.
In conclusione, il presidente della Federazione italiana fisioterapisti dello sport auspica «una riflessione seria sui calendari e sui carichi di lavoro». La salute dell’atleta, conclude, «deve tornare al centro», perché senza un equilibrio tra prestazione e recupero, il fisico, prima o poi, presenta inevitabilmente il conto.
