NK Tabor United, in Slovenia un caso di azionariato popolare con vista sulla Champion’s League
di STEFANO RAVAGLIA
“Vivace attività delle artiglierie e sulla fronte Giulia. Gli impianti ferroviari di Sesana bombardati dai nostri aviatori”. Così titola “La Stampa” di Torino in prima pagina nella sua edizione di sabato 5 maggio 1917. Siamo in piena prima guerra mondiale, la Grande Guerra. Al termine della quale Sesana, oggi città slovena di circa 13 mila abitanti, fu annessa al Regno d’Italia con il Trattato di Rapallo insieme a Trieste, Pola, Zara e Gorizia. Rimarrà italiana fino al 1947 quando verrà annessa alla Jugoslavia. Punto di passaggio nel cuore del Carso se partiamo proprio da Trieste, subito dopo il confine, nella direttrice che porta a Lubiana, Sesana (pardon, Sežana in sloveno), si sta ritagliando il suo spazio anche nel mondo pallonaro.
E lo sta facendo in modo super democratico: su wefounder.com è aperta una sottoscrizione per cui tutti possono dare il loro contributo prendendosi di fatto un pezzo del club della città, il Tabor United Sežana (anzi, diciamolo bene: Nogometni klub Tabor Sežana). Greg Laybourn per esempio, ha investito 5.000 dollari. Nel suo profilo c’è scritto: “Ex atleta professionista, ha giocato nella Canadian Football League e ora lavora nel settore immobiliare”. Nel momento in cui scriviamo 1.274 investitori hanno fatto la loro parte, e il primo obbiettivo è stato raggiunto: 625.254 dollari. Bisogna fare una offerta minima di 250 dollari.

A condurre i rossoneri del Tabor United Sežana, fondato nel 1923 (ma disciolto nel 1927 dal partito fascista e rifondato solo nel 1945) che gioca allo stadio “Rajko Štolfa”, 2.000 posti a sedere, anno di costruzione 1920, lo stesso del Trattato di Rapallo, sono uomini provenienti dal calcio inglese. Lyndon Tomlison, il direttore sportivo, si è occupato di scouting e giovani giocatori al Manchester United, al City, al Leeds e al Birmingham. Dobbiamo molto a lui se vediamo giocare Jadon Sancho, Jude Bellingham o Alejandro Garnacho. Poi c’è Juan Mauricio Echeverria, anche lui con l’occhio lungo sui giovani calciatori, anche lui con un passato al Manchester United ma anche all’Espanyol di Barcellona. Sul suo profilo Linkedin scrive: “Nel mio ruolo di Scout, contribuisco allo sviluppo della squadra identificando e valutando talenti promettenti nel mercato latinoamericano”. E anche l’allenatore, Aleksandrov Radostin, ha maneggiato gente ai primi calci: bulgaro, 33 anni, ha coordinato il vivaio della Akademik Sofia.

Le mire del Tabor, sotto la presidenza di Davor Škerjanc, sono molto alte ma lusinghiere: divenire il più grande club con proprietari-tifosi e crescere sul campo fino ad arrivare a qualificarsi in Champions League, o comunque a una coppa europea, un traguardo ancora lontano dato che il club milita nella seconda divisione slovena (ma dal 2019 al 2023 ha giocato in massima serie), grazie a un ripescaggio, dopo che era addirittura scivolata in terza serie. Un concetto che rivoluzionerebbe la connessione tra un club di calcio e la sua comunità. Chi investe nel Tabor, beneficia dei dividendi, del diritto di voto e di un reale e concreto concetto di proprietà. E se arriverà quella agognata partecipazione alla coppa dalle grandi orecchie, una fetta di merito sarà anche sua.
