“La vittoria del secondo posto”: intervista a Simone Turrisi, talento col pallone e con la penna.
di STEFANO RAVAGLIA
Calcio giocato ma anche da dietro una scrivania. Questo il presente e il probabile futuro di Simone Turrisi, giocatore di futsal appena approdato alla Roma dopo una importante gavetta. Ma a fare notizia non sono solo le sue doti in campo e il grande impegno profuso (al netto anche di un grosso infortunio da cui ha dovuto recuperare) sul campo da futsal, ma anche ciò che ha elaborato al di fuori del terreno di gioco, ovvero un elogio al secondo posto. Ma andiamo con ordine…
Simone, come nasce la tua passione per il futsal? “Io non ho mai giocato a calcio a undici, ho sempre preferito quello sin dall’inizio: tutto più veloce, dinamico, mi aiuta a stare sempre vigile e attento. Ho fatto anche dei provini per il calcio a 11 ma riesco a esprimermi e a restare attento nel futsal, non devi mai staccare un secondo e devi dare sempre il 100% in quei pochi minuti che hai a disposizione. La cosa che più mi ha appassiona”.
Come si è sviluppata la tua carriera? “Ho iniziato nel settore giovanile del Marconi, poi al Ciampino dove ho fatto l’esordio in prima squadra a 16 anni con l’allenatore che ritrovo quest’anno alla Roma. Poi in B e in A2 con l’Eur per quattro anni, e ora alla Roma nella maggior categoria. Ho firmato fino al 2027″.
E quali doti sono necessarie per emergere nel futsal? “Sicuramente la tecnica, perché essendo un campo ridotto, chi meno sbaglia vince. Basta un minimo errore e lasci il tuo avversario davanti alla porta. Poi serve determinazione, se un tuo compagno fa un errore tu devi essere il primo ad aiutarlo per mettere una toppa. Serve dunque costanza e prontezza fisica, è più piccolo e si potrebbe pensare che si corre meno invece i ritmi sono altissimi. Se li abbassi non riesci”.
Hai partecipato al concorso Myllennium Award realizzato in collaborazione con la Commissione Nazionale Atleti del CONI con l’obiettivo di valorizzare gli atleti di livello nazionale sui temi della dual career: come è andata? “E’ grazie a mio padre che ho trovato questo concorso. Sono una serie di concorsi su diverse categorie come elaborati o nuove invenzioni o dal punto di vista delle interviste e dell’orale. Io ho scelto la sezione dell’elaborato scritto. Ho scelto di parlare del secondo posto perché nella vita non c’è sempre la fortuna di arrivare al primo, ma ciò che mi sono preso di mio è perché sono arrivato secondo e quindi sbattendoci la testa e continuando a lavorare prima o poi si arriva ai proprio sogni. Per me è stato l’Europeo. Sono contento di quanto prodotto e ringrazio anche il dott. Gianluca Panella, psicologo e psicoterapeuta specializzato in psicologia dello sport, per la prefazione”.
Europeo in cui hai giocato con uno strappo… “Sì, infatti è stata anche una ripartenza, perché una volta finito hai conosciuto la bellezza di indossare la maglia della nazionale e dunque puoi indossarla fino alla fine. In questo elaborato parlo delle mie esperienze calcistiche e anche di un infortunio, uno strappo di 7 cm con cui ho giocato il torneo. Dopo sono stato fermo 3 mesi e ho dovuto lavorare per tornare. Questo è il punto: volevo far capire ai ragazzi che serve lavoro duro e non vince sempre chi arriva primo. C’è chi arriva secondo o terzo. C’è comunque la fortuna di partecipare a una cosa così importante”.
E questo impegno da scrittore o comunque nella comunicazione, lo vedi come una cosa futura? Quali sono i tuoi piani?
“Io studio con l’università telematica San Raffaele per coniugare sport e studio e ho scelto scienze dell’amministrazione e comunicazione nel calcio: a me piacere studiare, specialmente ciò che io amo, ovvero il calcio. Io vorrei entrare al Coni, alla Uefa, in questi posti. Quest’anno ho dato tutti gli esami e mi sono trovato molto bene. Sociologia e psicologia adeguate allo sport sono materie che mi è piaciuto tanto studiare!”
Qui il link per leggere il suo elaborato.
