Dietro le quinte della Formula Uno: Valerio Iachizzi, segretario generale FIA
di STEFANO RAVAGLIA
Valerio Iachizzi lavora nel motorsport: è il segretario generale della FIA Formula 1, e lo intercettiamo tra una galleria e l’altra per parlare della sua professione ma soprattutto di una crescita personale e professionale che deve essere un modello di ispirazione per chi vuole emergere, nonostante i tempi duri. Prima di tutto, la passione per lo sport: “Io sono essenzialmente un appassionato di tutti gli sport. Nasco dal rugby ma mi piace seguire tutte le discipline” dice Valerio “ma come tutti gli italiani più o meno di 35 anni avendo vissuto gli anni d’oro della Ferrari non posso non essere attratto dal motorsport. Io sono avvocato, ho fatto l’esame a Roma ma il mio sogno di bambino è sempre stato quello di lavorare nel management sportivo, non solo nei motori. Mi piace lavorare in un contesto strutturato e voler fare la differenza”.
Ma dietro tutto ciò, c’è un cambiamento importante, una svolta che ha segnato la sua carriera: “Sono stato fortunato di capire da giovane che l’avvocato non faceva per me: ho fatto il legale per aziende immobiliari, poi sono passato al finance, avevo anche una buona posizione ma non mi piaceva, era un lavoro noiosissimo. ACI Sport ha aperto una posizione per il dipartimento di relazioni internazionali da stagista e ho ricominciato da capo la mia carriera. Ero giovane, parlavo le lingue, entrato per sostituire alla lunga la responsabile che aveva relazioni con la FIA e i promoter, e sono stato messo in prima linea: il modo migliore per imparare. E mi sono fatto conoscere”
Valerio ha a che fare con 149 federazioni da segretario FIA. Cosa significa questo? “Ho un team di professionisti di altissimo livello che mi supportano, da un punto di vista manageriale curo le relazioni e offriamo supporto, servizi, finanziamenti, e tutto ciò di cui possono avere queste 149 federazioni per crescere. Denaro, finanziamenti, conoscenze tecniche, corporate, omologare o costruire circuiti, supporto legale, eccetera eccetera. Il tutto con tutti e cinque continenti. Sono il supporto amministrativo dei vice presidenti di queste regioni del mondo. Poi c’è un lato che riguarda appunto i servizi che diamo ai club, la formazione, l’educazione e delle attività di base che fanno sì che queste federazioni crescano a livello locale e attraggano talenti in modo sostenibili, oltre che sicuri. Un evento di motorsport per prima cosa deve essere sicuro per tutti, sia i piloti che chi sta intorno all’evento”.
Con uno sguardo anche agli… arbitri. Valerio ci spiega meglio: “Vorremmo che le figure del referee e dello stewart siano più professionalizzate. Per fare ciò c’è bisogno di una piramide di recruitment e training, portandoli dall’evento locale, nazionale a quello internazionale”
Si fa però spesso l’errore di pensare solo alla Formula Uno, eppure le categorie motoristiche sono tanti e altrettanto entusiasmanti: “La Formula Uno è esplosa, Liberty Media ha aperto nuovi mercati e sta facendo un lavoro eccezionale. Sono società di comunicazione, a livello di business sono straordinari. Il motorsport con il WEC, il Rally, la Nascar, la Dakar e tanto altro. Noi dovremmo fare il paragone con il Comitato Olimpico per quante categorie abbiamo”
Ma, veniamo al dunque: appassionati vecchi e quindi stanchi di questa Formula Uno moderna, generazione nuova che invece segue con entusiasmo. Chi ha ragione? “Ti posso dare una opinione da appassionato e non professionale poiché non è di mia competenza come ruolo, ma per me come in tutti gli sport i tempi evolvono. Chi seguiva il calcio negli anni Novanta ora segue un calcio con una evoluzione, il Var, la Goal Line Technology e l’appassionato storico ovviamente storce il naso. Io sono molto aperto al cambiamento, il mondo evolve, capisco che alcune cose possano non piacere a chi era abituato a una Formula Uno negli anni Novanta o Duemila, ma sono convinto che negli anni Sessanta e Settanta c’erano gli stessi discorsi. Secondo me gli appassionati restano, anche perché credo che se si lamentano vuol dire che guardano…”
E Valerio Iachizzi che desideri ha per il suo futuro professionale? “Vorrei mettere in campo la mia esperienza al di fuori anche del motorsport e a livello nazionale. Vorrei tornare in Italia e dare un valore aggiunto dal punto di vista di qualità manageriale al nostro mondo sportivo, a 360 gradi. Educazione dei genitori, attività sportiva nelle scuole primarie, pensare all’impatto sociale dello sport. Il nostro problema non è in alto, ma in basso, nello sport di base. Abbiamo tante medaglie ad alti livelli con una base molto debole. Pensate se avessimo anche dal basso un livello di qualità, saremmo campioni del mondo in ogni sport o quasi”. E allora, in bocca al lupo, Valerio.
