Sergio Cruz Pereira: il calcio non finisce, cambia forma per divertire e ispirare le future generazioni
di FRANCESCO MAFERA
Ci sono carriere che non fanno rumore. Non iniziano con copertine patinate né finiscono con stadi in piedi ad applaudire. Eppure, sono proprio queste le storie che restano addosso, perché parlano di resilienza, adattamento e amore puro per il gioco. Quella di Sergio Cruz Pereira è una di queste.
Arrivato dal Brasile con il sogno classico di chi cresce col pallone incollato ai piedi, Sergio ha costruito la sua vita calcistica lontano dai riflettori, tra campi difficili, trasferte infinite, spogliatoi freddi e categorie dove il talento da solo non basta. Serie C, Serie D, realtà diverse, maglie diverse, ma sempre la stessa idea: giocare. Nel tempo, attorno al suo nome è nata una convinzione diffusa: che avesse dovuto smettere a causa di un brutto infortunio. La verità è più sottile. Più umana. Come tanti calciatori che macinano anni nei campionati minori, Sergio ha conosciuto gli acciacchi, il peso del corpo, la fatica mentale, quella che non si vede nelle statistiche. Ma non c’è un singolo momento drammatico, un ginocchio che cede e spegne tutto. C’è piuttosto il passare del tempo, la consapevolezza che certe strade, a un certo punto, chiedono un prezzo sempre più alto. E allora succede qualcosa di raro: invece di aggrapparsi a ciò che stava finendo, Sergio sceglie di trasformarsi. Il calcio non sparisce dalla sua vita. Cambia forma. Diventa racconto, intrattenimento, linguaggio. Attraverso i social, Sergio riscopre il lato più leggero e autentico del pallone: quello che nasce in strada, che fa sorridere, che unisce. I suoi video parlano a chi il calcio lo ama davvero, non solo quando è perfetto, ma anche quando è imperfetto, sporco, reale. Emula comportamenti o situazioni di gioco, anche in modo paradossale e trasforma la sua seconda possibilità in un’alta vocazione di vita attraverso uno strumento di coinvolgimento come i social. Diversi suoi video finiscono virali, anche su tik tok dove si trasformano in reel di successo e dove il fine ultimo é il divertimento dei coetanei o anche di quelli più piccoli. La vera vittoria é forse questa.
Perché smettere di giocare non significa per forza fallire. A volte significa capire chi sei diventato. Significa accettare che il sogno di una vita può evolversi senza perdere dignità. Che non tutti devono arrivare in Serie A per lasciare un segno. Sergio Cruz Pereira non è la storia di un talento spezzato. È la storia di un uomo che ha vissuto il calcio fino in fondo, che ne ha accettato i limiti e ne ha reinventato il futuro all’interno della propria vita. Un percorso che parla a tanti: atleti, ex atleti, sognatori, persone che hanno dovuto cambiare strada senza smettere di credere in se stesse. Perché, a volte, il calcio non ti chiede di continuare a correre. Ti chiede solo di non smettere di amarlo. E Sergio, questo, non l’ha mai fatto.

