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Curiosità dai campi

Attila, l’ungherese: l’incredibile giro del mondo “Ogni Volta” per la sua Inter

Redazione Quarto Posto
28 Febbraio 2026
  • copiato!

di FILIPPO GALLI

Il tifoso che non conosce confini. 

Intervista ad Attila, tifoso nerazzurro che è nato e vive tutt’ora a Budapest, la sua passione per l’Inter però non ha mai smesso di ardere. Da quando ha 19 anni, Attila segue senza sosta la sua Inter, non lasciandola mai sola. 

Da dove è partita la tua passione per il calcio e perché proprio l’Inter?

“Da bambino volevo fare il calciatore. Poi vidi giocare l’Honvéd di Puskás e rimasi Colpito dai tifosi. In quel momento ho capito che non sarei diventato un calciatore… ma un tifoso.

Negli anni ’90 nasceva il movimento ultras in Ungheria e sono stato tra i fondatori dei primi gruppi organizzati. L’Inter è arrivata poco dopo, ma è stata una scelta di cuore, non di ragione.”

 

La prima volta a San siro quando è stata? Che emozioni hai provato la prima volta?

“Un mio caro amico aveva i genitori che lavoravano a Milano. Mi invitavano sempre a vedere le partite del Milan. Nel 1998, a 19 anni, sono finalmente andato a Milano.

Il 19 aprile 1998 non giocava il Milan… ma l’Inter: Inter-Udinese…Ronaldo, Zamorano… è stato amore a prima vista.

Quel giorno mi sono “ammalato” di Inter. Dopo gli stadi ungheresi da 8-10 mila persone, vedere San Siro con 80 mila spettatori mi ha cambiato la vita.

E per fortuna non giocava il Milan… altrimenti oggi sarei milanista! Ho vissuto 6 anni a Milano e sono ancora abbonato.”

 

Come riesci a conciliare questa passione così intensa che richiede tantissimo tempo con la tua vita privata e con il lavoro?

“I miei figli sono cresciuti dentro questa passione. Mia moglie mi ha conosciuto così.

Spesso vengono con me alle partite. Mio figlio è grande tifoso interista: una volta ha accompagnato Barella in campo come mascotte.

Dopo quella prima partita del 1998 ho fondato nel 2003 un’agenzia viaggi e biglietteria sportiva in Ungheria. Organizziamo trasferte per le grandi squadre europee.

 Negli ultimi 30 anni ho seguito anche tutte le partite della nazionale ungherese. In totale ho assistito a quasi 2000 partite.

Oggi lavoro quasi tutto online. Laptop e internet. Aeroporto, hotel, stadio — posso lavorare ovunque.”

 

C’è mai stata una trasferta in cui non sei riuscito ad arrivare in tempo? Per esempio per colpa di voli cancellati o difficoltà simili?

Sì. Con tutti questi viaggi succede. Nel 2008/2009 avevo promesso di essere presente a tutte le partite, casa e trasferta. Mancavano 3 gare alla fine della stagione.

Il volo delle 7:00 è stato cancellato e riprogrammato alle 16:00, mentre la partita iniziava alle 15:00.

Il mio aereo è partito… senza di me. Promessa fallita. L’anno dopo, 2009/2010, l’anno del Triplete, ho riprovato. E quella volta ce l’ho fatta.

 

Viaggi quasi sempre da solo o spesso hai qualche compagno di viaggio disposto a seguire l’Inter così assiduamente come te?

“Per le trasferte “piccole”, quasi sempre solo. Per le grandi partite siamo tanti. Sono il presidente dell’Inter Club Ungheria. Quest’anno festeggiamo 20 anni.

Per Inter-Parma arriveremo con un pullman di 50 tifosi ungheresi.”

 

Nel tuo libro cosa troveremo per esattezza? Come mai hai deciso di scriverlo?

“Il mio primo libro è uscito in Ungheria nel 25° anniversario della mia prima partita dell’Inter. Oltre 300.000 persone seguono i miei viaggi.

Quest’anno, per i 20 anni dell’Inter Club, ho deciso di fare qualcosa che nessuno aveva mai fatto: OGNI VOLTA.

Una stagione intera presente a tutte le partite, in tutte le competizioni, casa e trasferta.

L’Inter ha girato anche un video su di me. In autunno uscirà il nuovo libro, non solo in ungherese ma anche in italiano. Racconterà la mia vita e la stagione Ogni Volta.

 

Cosa ti dicono i tifosi dell’Inter quando scoprono che arrivi da Budapest ogni domenica? 

“Dopo il video dell’Inter  Media House molti mi riconoscono. La frase che sento più spesso è:“Grande Attila! Numero uno!”

 Sono stupiti, orgogliosi. Non capiscono come sia possibile — ed è proprio per questo che voglio raccontarlo nel libro. Il prossimo derby sarà il numero 62 per me.

Partendo sempre dall’Ungheria.”

 

Se potessi rivivere una sola trasferta di tutte quelle che hai fatto? Quale sarebbe e perché? 

Kiev, 2009. C’era l’influenza aviaria, non si sapeva nemmeno se si sarebbe giocato. Eravamo pochissimi tifosi ospiti. Shevchenko segnò per il La Dinamójárda. Poi arrivò la rimonta. Senza quella partita non ci sarebbe stato il Triplete.

Eravamo praticamente l’unico Inter Club presente. Quella notte ho capito che stavo vivendo qualcosa di storico.”

 

Cosa diresti ad un bambino ungherese che ti chiede perché dovrebbe tifare inter invece di una squadra locale?

“Non gli direi nulla. Lo prenderei per mano e lo porterei allo stadio. Poi lascerei parlare il cuore.

Come è successo a me.“



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