“La colpa è di chi muore”: Marco Bellinazzo e il suo romanzo-inchiesta che denuncia il lato oscuro del calcio
di FRANCESCO MAFERA
C’è un calcio che luccica sotto i riflettori e uno che si muove nell’ombra. È proprio lì che Marco Bellinazzo ha deciso di puntare lo sguardo, scegliendo di lasciare per un momento la saggistica e tuffarsi nella narrativa. In un noir che scava dove il calcio fa più male. Il risultato è “La colpa è di chi muore”, pubblicato da Fandango: un volume che parla di tratta di giovani calciatori africani, corruzione e sogni calpestati. Non un semplice romanzo sportivo, ma una storia che entra a gamba tesa nella parte più sporca del sistema.
Dal saggio al romanzo: una scelta quasi obbligata
Bellinazzo avrebbe spiegato che il passaggio alla narrativa non è stato improvviso né semplice. Arrivando dal giornalismo economico e dalla saggistica, ha dovuto imparare un linguaggio nuovo, più emotivo, più immersivo. Il libro dalla lunga “gestazione” per un totale di ben cinque anni. Alla base della scelta due motivi: da un lato, le difficoltà nel reperire prove solide per costruire un’inchiesta tradizionale; dall’altro, la consapevolezza che un romanzo può arrivare dove un saggio spesso non riesce. Se il saggio informa, la narrativa fa sentire. E quando una storia la senti addosso, difficilmente la dimentichi.
Il mercato nero del pallone
Al centro del libro un fenomeno di cui si parla poco e male: il traffico di giovani calciatori, spesso minorenni, portati in Europa con la promessa di una carriera da sogno. Promessa che troppo spesso si trasforma in un incubo. L’autore racconta così di aver conosciuto queste storie sul campo, durante la sua attività giornalistica. Episodi che, presi singolarmente, possono sembrare marginali come un’età falsificata o un’identità poco chiara, ma che in realtà nasconderebbero un sistema vastissimo. Un sistema che, secondo alcune stime citate, coinvolgerebbe migliaia di ragazzi ogni anno. Ragazzi trattati come “pacchetti”, pedine da piazzare per generare plusvalenze o da abbandonare quando non rendono più.
I “divoratori di sogni”
Nel romanzo emergono figure spietate, che Bellinazzo definisce “divoratori di sogni”: intermediari, procuratori improvvisati, organizzazioni più strutturate che speculano sulle ambizioni di giovani calciatori e delle loro famiglie. Il punto non è solo economico. È umano. Distruggere un sogno, suggerisce l’autore, significa togliere a qualcuno la spinta che lo tiene in piedi. E questa, in fondo, è una violenza che lascia segni profondissimi. Non a caso, parliamo di uno di quei libri capaci di generare un interesse trasversale, conquistando perfino lettori lontani dal calcio. Perché dentro non c’è solo pallone: ci sono sentimenti, vocazioni, scelte morali, conflitti interiori e dove il calcio è solo il leit motiv principale che fa da sfondo ad una realtà fatta di storie che parlano di potere, avidità e fragilità umana.
Le responsabilità (anche scomode)
Uno dei passaggi più delicati è ciò che riguarda il ruolo delle società calcistiche e quindi non solo ingenuità o distrazione, ma in molti casi connivenza. In un sistema che nonostante i divieti internazionali sui trasferimenti dei minori, trova spesso il modo di aggirare le regole. Lasciando intravedere qualcosa di più grande: reti organizzate, interessi economici enormi, perfino legami con il riciclaggio nel mercato globale delle scommesse.
Un libro che vuole far discutere
Un noir, quello di Bellinazzo, che non si limita a raccontare una storia avvincente. L’ambizione è più ampia: accendere una luce su un fenomeno internazionale fin troppe volte oscurato e spesso colpevolmente ignorato o minimizzato. Usare la forza della narrativa per costringere tutti (tifosi, addetti ai lavori, semplici lettori) a guardare la realtà dei fatti, ovvero anche l’altra faccia del calcio. Quella dove il pallone non rotola più su quell’erba apparentemente perfetta, tanto da sembrare finta come chi sembra voler nascondere la polvere sotto al tappeto, ma su un terreno sporco di sangue e sogni infranti.
