Marta Serrano Valenzuela e MEsp@rt: lo sport come passaporto per il lavoro
di FRANCESCO MAFERA
Nel suggestivo Teatro Di Costanzo-Mattiello di Pompei, durante la Convention Nazionale di Manager Sportivi Associati (MSA), Marta Serrano Valenzuela ha presentato MEsp@rt, un progetto che punta a costruire un ponte tra il mondo dello sport e quello del lavoro. Attraverso il sistema MICOO, basato su tecnologia blockchain, MEsp@rt riconosce e valorizza le competenze trasversali maturate dagli atleti — come leadership, resilienza e spirito di squadra — traducendole in microcredenziali spendibili nel mercato professionale.
Un’iniziativa che propone una visione nuova del management sportivo, fondata sull’“essere” più che sull’“avere”, e che mira a restituire valore umano, formativo e sociale all’esperienza sportiva. Ne abbiamo parlato proprio con la diretta interessata in una intervista da lei concessa per Quarto Posto News
Marta ben trovata, partirei dall’inizio legando la domanda all’evento di qualche giorno e chiedendole: da quale esigenza nasce l’idea di MEsp@rt e quale impatto concreto volete generare nel panorama sportivo e professionale italiano?
“L’idea di MEsp@rt nasce dalla necessità strategica di colmare il gap tra le straordinarie competenze maturate in ambito sportivo e le effettive richieste del mercato del lavoro italiano.
Gli sportivi – atleti, tecnici e dirigenti – sviluppano un bagaglio di soft skill e life skill di altissimo valore (quali resilienza, leadership, gestione dello stress e team working). Questo capitale umano, tuttavia, è ancora troppo spesso invisibile o non sufficientemente riconosciuto e valorizzato al di fuori dell’ambito agonistico.
L’ impatto concreto di MEsp@rt è duplice, il primo è quello che riguarda il panorama sportivo dove si trasforma il percorso sportivo in un reale asset professionale. Offriamo agli sportivi una transizione di carriera più fluida e valorizzata, garantendo che le loro competenze siano certificate in modo trasparente e inequivocabile e riconosciute come fattore di successo professionale.
Dopo di che ci occupiamo del panorama aziendale e professionale nel quale forniamo alle aziende un bacino di talenti unico, già in possesso delle competenze umane chiave e della mentalità vincente necessarie in contesti complessi. Questo non solo facilita il ricollocamento degli atleti, ma contribuisce ad elevare la qualità complessiva del capitale umano italiano attraverso un riconoscimento oggettiv o delle skill”.
Può spiegarci come funziona il sistema MICOO di microcredenziali basate su blockchain e cosa lo rende innovativo rispetto ad altri modelli di certificazione?
“Il sistema MICOO (Micro Credential On Chain), cuore tecnologico della nostra proposta, è stato ideato con la WAM – World Alliance for Microcredentials. MICOO si basa scientificamente sulle Direttive Europee e fa riferimento ai principali quadri europei per la categorizzazione delle competenze (frameworks), come LifeComp (competenze personali, sociali e imparare a imparare) o EntreComp (competenze imprenditoriali).Il sistema funziona attraverso l’emissione di microcredenzialidigitali per ogni specifica skill o competenza che un individuo dimostra. Il meccanismo è duplice e tracciabile: in primo luogo una competenza viene verificata attraverso un percorso di assessment rigoroso, basato su evidenze fornite dall’interessato o da terze parti (es. allenatori, dirigenti). L’attestato di tale competenza viene poi registrato sulla tecnologia blockchain. Questo processo genera un dato digitale unico e immutabile, che funge da certificazione inequivocabile.
L’innovazione di MICOO rispetto ai modelli tradizionali (come diplomi o attestati cartacei) risiede principalmente in tre aspetti cruciali:
- l’utilizzo della blockchain garantisce che la credenziale non possa mai essere falsificata o alterata, stabilendo un elevato standard di affidabilità.
- la credenziale è digitalmente accessibile e verificabile da chiunque (ad esempio, un potenziale datore di lavoro) in tempo reale, eliminando le lunghe procedure burocratiche di verifica.
- la non certificazione di un solo “titolo” generico, ma singole, specifiche competenze (e.g., “Gestione del Team in Condizioni di Alta Pressione”).
Questo rende il profilo del candidato estremamente preciso e immediatamente leggibile per le esigenze aziendali”.
In che modo MEsp@rt traduce le soft skill sportive in competenze realmente riconosciute dalle aziende e dal mercato del lavoro?
“MEsp@rt utilizza un processo rigoroso di traduzione e validazione per rendere le soft skill sportive immediatamente riconoscibili e spendibili nel mercato del lavoro. Il nostro approccio si articola in due fasi principali. La prima fase consiste nel creare un linguaggio comune tra il mondo sportivo e quello aziendale. Il lavoro parte dall’utilizzo dei Quadri di riferimento europei (come LifeComp o EntreComp) come standard di categorizzazione. Collaboriamo poi con esperti orientatori e formatori, formati da docenti con ruoli di coordinamento in Master universitari (come quello in Gestione e certificazione delle competenze dell’Alta Scuola di Psicologia Agostino Gemelli presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore). Con loro, abbiamo anche iniziato a disegnare le microcredenziali che stabiliscono una corrispondenza biunivoca tra specifiche soft skill sportive (es. la capacità di reagire a una sconfitta) e le competenze richieste in ambito aziendale (es. la resilienza e la gestione del feedback negativo in un contesto progettuale)”.
La seconda fase è dedicata alla verifica pratica delle competenze sull’individuo . Atleti ed ex-atleti, uomini e donne, vengono sottoposti a percorsi di assessment guidati e strutturati, che includono interviste strutturate, simulazioni e peer review (valutazione tra pari). Questo processo evidenzia in modo oggettivo come le loro esperienze sportive si manifestino in comportamenti professionali. Le competenze validate vengono quindi incise come microcredenziali MICOO (Micro CredentialOn Chain). In sintesi, l’approccio trasforma un’affermazione aneddotica (“ero un leader come capitano”) in una certificazione verificabile (“possiede la microcredenziale di Leadership Situazionale, validata in contesto sportivo e tradotta in ambito aziendale”). Questo linguaggio certificato è immediatamente comprensibile e riconosciuto dalle aziende”.
Durante la Convention MSA, quali riflessioni o stimoli sono emersi dal confronto con i manager sportivi?
“Dalla Convention MSA (Manager Sportivi Associati) è emersa una riflessione centrale e urgente: la necessità che il settore sportivo si auto-professionalizzi e che il management evolva oltre il modello amatoriale o puramente passionale. Stimoli chiave sono stati l’Urgenza della Formazione Continua su skill di gestione, governance e sostenibilità finanziaria, la richiesta di un management che sappia bilanciare la performance sportiva con la responsabilità sociale e l’integrità e infine la transizione tecnologica. Per questo motivi gli stessi manager hanno accettato di testare la metodologia e lo strumento MICOO su se stessi per rendere misurabile il valore della associazione”.
Lei parla di un network fondato sull’essere più che sull’avere: come si concretizza questo principio nella filosofia e nelle pratiche del progetto?
“Il principio “Essere più che Avere” è la nostra stella polare e si concretizza nel dare priorità al valore intrinseco e alle competenze umane di un individuo, piuttosto che al mero status o alla lista di titoli e possedimenti. Il mondo sportivo, e in particolare segmenti come il calcio, è spesso giudicato negativamente. Mentre sarebbe essenziale valorizzare le lunghe esperienze maturate e tradurle in competenze acquisite che vanno oltre la semplice conoscenza teorica.
Come visione, non miriamo a creare l’ennesimo ente che rilascia titoli “da appendere”, ma un ecosistema che riconosce chi l’individuo è realmente e cosa sa fare in concreto. Intendiamo trasformare la “storia” dell’atleta o del manager sportivo (fatta di sfide, sacrifici e successi) in un patrimonio verificabile di skill. Stiamo costruendo un network non basato su un semplice curriculum vitae ma su persone che condividono un’etica professionale e una visione del mondo fondata sulla determinazione, sull’impegno e sulla sostanza delle loro capacità”.
Quali sono i prossimi passi per rendere MEsp@rt un punto di riferimento stabile nel riconoscimento delle competenze sportive in Italia?
“Chiusa con successo alla fine del 2025 la prima fase sperimentale, che ha coinvolto circa venti soggetti appartenenti a società sportive del Piemonte, i prossimi passi sono interamente strategici e mirati. La priorità assoluta è la standardizzazione del processo di validazione delle competenze e la scalabilità del modello MICOO a livello nazionale. A tal fine, stiamo lavorando per siglare accordi formali con un numero crescente di aziende partner di alto profilo. Queste imprese si impegneranno a integrare attivamente il sistema MICOO nei loro processi di selezione e recruitment o a sostenere l’iniziativa attraverso specifici contributi allocati nella voce del bilancio sociale.
L’obiettivo a lungo termine di MEsp@rt è affermare il modello confederato come strumento di riferimento per la transizione dallo sport al mondo del lavoro. Questo si concretizzerà nell’ottenimento del pieno riconoscimento dei nostri rigorosi standard di validazione da parte delle istituzioni educative e sportive italiane. In prospettiva futura, la vision si estende a livello europeo, puntando a stabilire la metodologia MICOO come punto di riferimento riconosciuto per la valorizzazione delle skill sportive in tutto il panorama continentale”.
